La colza (nome scientifico Brassica napus L.) è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Brassicacee, come broccoli, cavoli e rapanelli. Le radici fittonanti possono arrivare ad una profondità di 80 cm, mentre il fusto può raggiungere un’altezza di 1,50 metri. I fiori, di colore giallo brillante (o bianco a seconda della varietà) si compongono di 4 petali disposti a croce. Da questi si originano i frutti, piccoli baccelli chiamati ‘silique’, che a loro volta contengono semi tondi e lisci, di colore brunastro. E’ proprio dai semi della colza che si estrae il famoso olio, largamente utilizzato come biocarburante e come lubrificante nell’industria meccanica. I residui dell’estrazione possono inoltre essere usati per l’alimentazione animale. I bellissimi fiori della colza attirano invece numerose api e possono così essere sfruttati per la produzione di miele.

Si tratta di una pianta a semina autunnale che può essere alternata a mais e frumento. La colza è inoltre una pianta rustica: può essere coltivata su terreni relativamente poveri e sopporta molto bene anche temperature che arrivano a diversi gradi sotto zero. Il terreno ottimale è leggero, così che le radici possano crescere in profondità, ma ben si adatta anche a terreni più compatti, purchè non presentino ristagni idrici.

Nel nord Italia, il periodo ideale per la semina è tra metà agosto e la fine di settembre, in funzione delle cultivar utilizzate, mentre al Centro Sud è possibile posticipare la semina di circa un mese. La semina anticipata permette tuttavia alla pianta di giungere ad un buono stadio di sviluppo prima dell’inizio dell’inverno, favorendo così la ripresa primaverile. La semina deve quindi essere effettuata a file distanti 30/40 cm ed interrando il seme di circa 2 cm, per evitare difficoltà nella germinazione. L’ideale sarebbe ottenere circa 50 piante per metro quadrato, distanti tra loro circa 5 cm.

Date le ridotte dimensioni del seme, molto importante risulta poi la preparazione del terreno: per facilitare la germinazione è necessario rompere accuratamente le zolle ed assicurare un’adeguata umidità del terreno, in modo che la stessa possa risalire per capillarità verso il seme. In questa fase è inoltre possibile incorporare letame o compost nella misura di 4/5 kg per metro quadro. Il valore ottimale di pH dovrebbe infine andare da 6 in terreno argilloso-sabbioso, al 6,5 in terreno argilloso-limoso, fino a 7 in terreno argilloso.

Dopo l’inverno, alla ripresa vegetativa, è quindi importante il controllo delle infestanti, mentre tra gli insetti dannosi per la colza si segnalano l’altica, il meligete e la cecidomia. Uno dei momenti più critici della coltura è tuttavia la raccolta: il periodo ottimale di maturazione si avrà quando i primi baccelli del getto principale iniziano a fessurarsi. La maturazione di trebbiatura si ha quando si raggiunge il 12-13% di umidità. Poiché la colza viene stoccata all’8-9%, questo incide tuttavia sui costi di essiccazione. D’altra parte, nonostante livelli più bassi di umidità riducano i costi di essiccazione, incrementano notevolmente il rischio di perdite.

E’ infine importante sottolineare che, alla fine del ciclo, grazie all’abbondante massa dei suoi residui colturali, la colza andrà ad arricchire il terreno di sostanza organica e di elementi nutritivi.