“Quando incoraggiamo la gente a coltivare parte del proprio cibo la stiamo incoraggiando a prendere il potere nelle proprie mani. Potere sulla propria dieta, potere sulla propria salute e potere sul proprio portafogli. Penso che questo sia veramente sovversivo perché stiamo dicendo di sottrarre quel potere a qualcun altro, ad altri soggetti sociali che attualmente hanno potere su cibo e salute.” Roger Doiron

Qualche tempo fa sono incappata in un video molto interessante sugli “orti sovversivi”, ovvero un discorso del sopra citato Roger Doiron, fondatore di “Kitchen Gardeners International“, una rete non profit composta da 20.000 persone in 100 Paesi con la finalità di insegnare a grandi e piccini come coltivarsi nel giardino (o sul terrazzo) di casa quegli ortaggi con cui possiamo sfamarci. Carote, patate, melanzane, pomodori, cipolle, zucchine, peperoni, rape, spezie, piselli e fagioli e via dicendo… un’idea che a molti non sembrerà per nulla rivoluzionaria, specialmente se vive in campagna e l’orticello è una cosa normale. Eppure non per tutti è così.

L’esigenza di conoscere e coltivare la verdura è particolarmente sentita negli Stati Uniti, dove la maggior parte della popolazione compra cibo già lavorato dalle grandi multinazionali alimentari. Tanto che i bambini, la verdura comune, non sanno neanche come sia fatta. Ma anche da noi avere un orticello, anche verticale, sta diventando sempre più importante. Non solo per ragioni ecologiche (gli orti sono belli da vedere e regalano verde anche ai posti più squallidi), ma soprattutto economiche e di salute.

Basti pensare che coltivare qualche piantina è veramente ecnomico: i semi costano pochissimo (anzi, si possono persino recuperare dalla frutta e dalla verdura che già mangiamo), e per crescere chiedono solo un po’ di terriccio, dell’acqua e il sole quanto basta. In cambio ci donano verdura, legumi e frutta completamente sani e liberi da pesticidi, quindi cibo di alta qualità, che comprato nei supermercati ci costa come un bene di lusso. Eppure è tanto facile farlo da sé. Il benessere che ne deriva (oltre che a giovare sul bilancio familiare) non è solo il fatto che mangiamo cibo sano e che chiunque se lo può permettere, ma anche dal fatto che coltivare un orto o far crescere delle piantine ci danno conoscenza, ci permettono di piantare le varietà e le specie che più ci piacciono e di variare una dieta che sta diventando sempre più monotona a causa delle scelte di ottimizzazione della produzione in grande scala, che scarta tutto ciò che non ha una massima resa al minimo sforzo, e ci consente di non far estinguere la biodiversità vegetale che esiste in natura. Questo vuole anche dire che la nostra specie avrà più possibilità di sopravvivere nel caso di epidemie che andranno a colpire proprio le specie più diffuse e sfruttate ora.

Insomma… coltivare un orto è una piccola rivoluzione che ciascuno di noi puà cominciare a fare ora.

http://www.youtube.com/watch?v=74nOTVnwUfY