La colonscopia è un esame diagnostico e preventivo volto a individuare eventuali tessuti infiammati, lesioni benigne o maligne, ulcere e ancora crescite anomale all’interno del colon-retto e, eventualmente, rimuoverle immediatamente o prelevando un campione da analizzare attraverso una biopsia.

Con il termine colonscopia si intende proprio “guardare nel colon” e grazie a questo esame sarà possibile analizzare qualsiasi anomalia presente nel tratto inferiore del tubo digerente, all’interno del colon e del retto ovvero le due parti principali dell’intestino.

In genere questa procedura viene attuata per cercare dei segnali che indicano la presenza di un tumore del colon-retto oppure per trovare un motivo ai dolori addominali e sanguinamento dall’ano.

Colonscopia: come viene effettuata

La colonscopia, a differenza di molte altre visite, necessita di una preparazione fisica che dovrebbe iniziare almeno tre giorni prima: in questo periodo il paziente dovrà sottoporsi ad una dieta povera di fibre – evitando cibi come frutta, verdura e alimenti integrali insieme a cereali e legumi – a favore di cibi come carne e pesce, latticini e uova insieme ai liquidi.

Questi ultimi in particolare non dovranno mai mancare nel momento in cui bisognerà ripulire il proprio organismo attraverso dei lassativi e un clistere finale che in genere dovrebbe essere fatto la mattina stessa prima della visita. Nelle sei ore precedenti alla colonscopia non dovranno essere assunti cibi solidi e non dovranno essere fatti clisteri se non espressamente indicato.

Il giorno della visita al paziente verrà fatto indossare un camice mono uso e condotto nella sala in cui verrà effettuata la colonscopia: qui un medico insieme all’infermiere eseguiranno la procedura partendo con l’introduzione progressiva attraverso il retto di uno strumento flessibile il quale contiene una piccola telecamera e altri canali attraverso il quale vengono introdotti o aspirati gas, liquidi o applicati strumenti atti a svolgere biopsie o recuperare eventuali polipi.

Da qui il dottore si muoverà poi verso il colon in modo da esplorare in maniera più approfondita la mucosa gastrica: man mano che la sonda si addentra nel colon questa si farà strada con dell’anidride carbonica in modo da dare una visione migliore al dottore e riscontrare eventuali anomalie. Una volta estratta la sonda – rimuovendo gran parte dell’anidride carbonica emanata – il paziente verrà riportato in una stanza in cui potrà riprendersi ed espellere i gas in eccesso.

Per evitare che il paziente soffra durante la procedura, prima dell’introduzione del tubicino in genere i medici fanno ricorso alla sedazione che può essere leggera – con il paziente cosciente o vigile – oppure un’anestesia generale. Per questo motivo viene consigliato di recarsi alla visita accompagnati, in quanto nelle 12 ore re successive all’esame viene controindicata la guida.

La durata della visita ovviamente varierà a seconda della situazione del paziente e per questo motivo le tempistiche possono essere soggette a variazioni: per questo motivo, per coloro che non mostrano particolari problematiche (anche legate alla propria anatomia) la colonscopia può durare anche cinque o sei minuti, mentre in situazioni in cui viene richiesta l’esecuzione di una polipectomia (ovvero l’esportazione di polipi intestinali) può far protrarre la visita anche fino a quindici o venti minuti.

Colonscopia: i pericoli della procedura

Se bene possa essere essenziale per scovare anomalie all’interno del tratto intestinale anche la colonscopia non è immune a eventuali complicanze: questa, infatti, in rari casi potrebbe causare la perforazione dell’intestino per via della pressione esercitata dall’endoscopio. Se questa è di piccole dimensioni e riscontrata nei giorni successivi alla visita può essere curata attraverso antibiotici, liquidi e riposo, mentre se le dimensioni sono più “ampie” può essere richiesto un immediato intervento chirurgico.

Sempre in casi molto rari (tra le 0 e le 6 procedure si 1000) può essere accusato un piccolo sanguinamento nelle feci, come anche delle piccole variazioni della frequenza cardiaca e dei livelli di ossigeno per meno di 1 paziente su 1000 casi (specie per via della sedazione). In ogni caso qualsiasi problema può essere scongiurato se, prima, durante e dopo la procedura, il paziente viene mantenuto costantemente sotto controllo.