La prima causa di morte nel mondo occidentale sono le malattie cardiovascolari, e fra queste le cardiopatie ischemiche sono le più frequenti (20% delle morti totali). Ebbene, il colesterolo cattivo è il principale fattore di rischio per le cardiopatie ischemiche, peggiore perfino del fumo, del diabete, dell’obesità. Si intuisce facilmente, dunque, perché è così importante tenere sotto controllo i livelli di colesterolo Ldl, e perché sono così allarmanti i dati che indicano in 2,5 milioni gli italiani tra i 35 e i 79 anni affetti da ipercolesterolemia grave, per un costo totale di oltre un miliardo di euro sulle spalle della sanità pubblica. Lo sostiene uno studio condotto dalla European House-Ambrosetti, con il supporto di Amgen.

L’ipercolesterolemia si posiziona al vertice della piramide dei fattori di rischio: tutti i trial clinici dimostrano che chi ha ipercolesterolemia ha una probabilità di sviluppare coronaropatie 3,6 volte superiore rispetto alla popolazione normale“, afferma Francesco Romeo, presidente della Società italiana di cardiologia. Secondo quanto emerso dalla ricerca, il 40% dei pazienti non ha ricevuto alcuna diagnosi di ipercolesterolemia ed è dunque ad alto rischio: “Fare prevenzione e migliorare la diagnosi, precoce, sono due interventi necessari se si vogliono conciliare i benefici clinici con i vincoli di bilancio“, sottolinea Francesco Mennini, professore di Economia Sanitaria a Tor Vergata.

L’allarme è stato ribadito durante il congresso nazionale di Amco, l’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri, tenutosi nei giorni scorsi a Rimini. Nel 2013, il 48% delle morti in Italia di persone sotto i 75 anni è stato provocato da attacchi di cuore (185mila morti) e ictus (94mila), e tra il 2008 e il 2012 il colesterolo è aumentato in media del 24,6% negli uomini e del 36,6% nelle donne. i dati più recenti raccolti con l’Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare/Health Examination Survey, rilevazione condotta sulla popolazione generale adulta (35-74 anni) dall’Istituto superiore di sanità (Iss) in collaborazione con Anmco-Heart Care Foundation, nella speciale classifica del ‘colesterolo cattivo’ in testa vi sono l’Emilia Romagna insieme alla Sardegna, seguite da Molise e Calabria.

Lo stato del controllo della condizione a rischio dovuta al colesterolo“, osserva Simona Giampaoli dell’Istituto Superiore di Sanità, “ma circa il 40% della popolazione a cui è stata riscontrata una ipercolesterolemia non sa di avere tale condizione, pertanto c’è ancora molto da fare per ciò che riguarda la prevenzione“. A partire dalla dieta: “Un consumo di grandi quantità di verdure sia crude che cotte“, consiglia Michele Gulizia, presidente di Anmco, “unito a 400 grammi di pesce a settimana e la carne una volta, massimo due alla settimana per i giovani, una cucina con pochi grassi sostenuta da uno stile di vita non sedentario, con camminate di 5 chilometri in due ore, sono già un importante prevenzione“.