Il Citomegalovirus è un virus potenzialmente in grado di colpire un numero piuttosto vasto di persone. Avere il Citomegalovirus in genere non comporta disturbi gravi: l’infezione si trasforma solo di rado in patologia e in genere ciò avviene quando il sistema immunitario è talmente compromesso da non riuscire a tenere a bada il virus.

Citomegalovirus: cosa comporta

Sotto il punto di vista tecnico, il Citomegalovirus fa parte della famiglia degli herpesvirus, agenti virali che possono causare altre patologie ma che hanno anche la caratteristica che restare “dormienti” anche per tutta la vita all’interno dell’organismo, salvo risvegliarsi, eventualmente, quando ricorrono talune condizioni.

Il Citomegalovirus, in genere, si presenta sotto tre varianti: l’infezione che colpisce i bambini e che può presentarsi in forme più o meno importanti e può non provocare conseguenze oppure averne su fegato, sviluppo in generale, milza o sistema nervoso centrale; l’infezione da Citomegalovirus acuta, invece, ha sintomi assai simili a quelli provocati dalla mononucleosi; l’infezione da Citomegalovirus che colpisce i soggetti il cui sistema immunitario è fortemente compromesso e che può, per questo, comportare conseguenze anche piuttosto serie.

Citomegalovirus: statistiche

Questo tipo di virus è diffuso in tutto il mondo e in genere appare maggiormente presente nei Paesi in via di sviluppo o che presentano aree di disagio socioeconomico. I dati statistici presuppongono che il Citomegalovirus abbia una diffusione mondiale tra il 60 e il 90 per cento della popolazione. Restando sempre in termini di popolazione mondiale, i soggetti di sesso femminile in età fertile presentano una percentuale che va dal 35 al 90 per cento in termini di casi di infezione.

Andando a dare un’occhiata ai dati che si riferiscono a fasce di popolazione più ristrette, nell’America settentrionale la percentuale delle persone colpite da Citomegalovirus arriva fino al 60 per cento mentre in Gran Bretagna al 50 per cento. Per quanto riguarda invece l’Italia e la maggior parte degli altri Paesi europei, la percentuale sale fino all’80 per cento. Ad essere maggiormente a rischio sembrano essere sia coloro che lavorano stando a contatto con i bambini sia coloro che per altre ragioni si trovano a stretto contatto con i piccoli.

Negli Stati Uniti un bambino ogni centocinquanta nasce con infezione congenita da Citomegalovirus mentre un bambino ogni settecentocinquanta riporta danni permanenti a causa di questa infezione (ossia circa ottomila bambini ogni anno). Per quanto riguarda l’Italia, invece, i dati sono maggiormente confortanti perché l’infezione ha un’incidenza dello 0,15 per cento nei bambini nati da donne che hanno un’età superiore ai 24 anni e dello 0,51 per cento nei bambini nati da donne che hanno meno di 24 anni. I casi di infezione congenita, in Italia, sono tra i più bassi nel mondo.