“Mamma, la prossima volta mi fai il pesce croccante come quello dell’asilo?”… Su la mano le mamme che non si sono sentite fare una richiesta del genere dai propri figli. Poco importa se vi siate “complicate” la vita preparando del pesce di prima qualità e lo abbiate panato e fritto in casa, anziché prendere una confezione surgelata bell’e pronta e infilata per pochi minuti in forno (come fanno all’asilo)… Ormai i surgelati hanno conquistato mense scolastiche e anche famiglie, grazie alla loro praticità di utilizzo. Chi non ha tempo, basta che tolga la confezione già pronta, la infila in forno o nel microonde et voilà… con la percezione sbagliata che il cibo sia comunque di pari qualità a quello cucinato tradizionalmente in casa, solo più veloce, siamo disposti a spendere molto di più per semplificarci la vita.

DA PRODOTTO DI EMERGENZA A PRODOTTO DI CONSUMO ABITUALE

Nati come un rimedio di emergenza per quelle volte in cui non si ha proprio il tempo di cucinare, i surgelati nel 2006 alimentavano in Italia un mercato di oltre 61 miliardi di euro, passando dalle 190mila tonnellate del 1982 alle 800mila nel novembre 2007 (fonte: Accademia Italiana della Cucina di Parma). Tant’è che non solo di pesce surgelato si parla, ma anche di piatti tradizionali italiani a base di pasta, quei piatti che a ragion veduta non ha senso comprare precotti e surgelati, come la pasta al pomodoro, all’arrabbiata, ai 4 formaggi, ecc… con il rischio di ritrovarsi a mangiare piatti mezzi gelati e mezzi cotti, da scaldare al forno (con consumo esorbitante di elettricità in proporzione poi della qualità del cibo mangiata). Non parliamo poi di piatti stir&fry come la paella, gli gnocchi (che presi freschi cuociono in 3 minuti in modo tradizionale!), le lasagne, i pizzoccheri e via dicendo… Ultimamente le aziende del cibo sotto zero stanno anche proponendo i contorni di verdure: piselli “al vapore”, carotine lesse e via dicendo.

COSA C’E’ DENTRO AI SURGELATI?

Solitamente, la lista degli ingredienti dei surgleati è piuttosto breve (cosa che induce a pensare che siano sani): di norma si trovano come ingredienti aggiunti alla lista degli ingredienti necessari per la preparazione del piatto, del sale e dell’amido di frumento. Il sale, insieme al glutammato monosodico, viene usato in abbondanza per insaporire prodotti dal gusto appiattito dai processi industriali, cosa particolarmente frequente per i secondi piatti surgelati. Il rischio (specie per i bambini) è che ci si abitui a a mangiare troppo saporito, con tutte le conseguenze per la salute che questo comporta. Per quanto riguarda l’amido di frumento, invece, è un problema per chi soffre di celiachia.

PERCHE’ NON BISOGNA CONDIRE I CIBI SURGELATI

Tra gli ingredienti più usati nei prodotti surgelati c’è poi l’olio – che comunque nei prodotti di marca è di tipo extravergine di oliva o olio di semi di girasole, che sono più sani rispetto ad altri. Solo in alcuni casi si trovano oli vegetali, come olio di palma (altamente inquinante) e di cocco, la cui presenza è giustificata dai produttori per esigenze industriali. In ogni caso, dato la massiccia presenza di olio, è bene evitare di aggiungerne altro o magari aggiungere margarina o burro: da come si nota quando si leva il piatto pronto dal forno, trasuda olio anche senza nessuna aggiunta. Va inoltre ricordato che l’olio è un elemento molto grasso, ed è per questo che andrebbe sempre controllata la tabella nutrizionale riportata sull’etichetta del prodotto. A parità di piatto, quello preparato in casa sarà molto meno calorico rispetto a quello surgelato. Se siete a dieta, quindi, fatevi i vostri conti.

E’ BUON SEGNO SE…

Se proprio volete mangiare cibi surgelati, è un buon segno quando sulle istruzioni di cottura degli alimenti surgelati viene indicato di aggiungere acqua: significa che il prodotto che compriamo avrà un peso non determinato dalla presenza di acqua surgelata (che paghiamo comunque e che possiamo invece aggiungere noi a costo zero a casa).

E LA MATERIA PRIMA?

Per il resto, il prodotto surgelato offre buone garanzie di qualità grazie alle norme vigenti: la materia prima, essendo congelata in brevissimo tempo, si mantiene senza alterazioni e non lasciano spazio allo sviluppo di muffe o batteri, come accade invece con altri metodi di conservazione industriale. Naturalmente, il consumatore non ha modo di verificare che quando mangia un pesce panato si tratti veramente di quel pesce che intendeva comprare, e un totano pronto in tre minuti è sicuramente accettabile anche “gommoso” da chi lo compra… del resto, è un piatto pronto.

Ma tornerò su questo argomento molto presto, per raccontarvi meglio e con maggiore esattezza che cosa mangiamo quando mangiamo surgelato.