Tutte le confezioni di prodotti alimentari devono per legge riportare la dicitura “da consumarsi entro”, seguita dalla data e dalle condizioni di conservazione. Tale informazione, nota come ‘data di scadenza’, indica il termine entro cui il prodotto è igienicamente idoneo ad essere consumato, nel rispetto delle regole di conservazione suggerite dal produttore. La legge vieta quindi la vendita di prodotti alimentari la cui data di scadenza sia stata oltrepassata, poiché, a causa della proliferazione di batteri, il loro consumo potrebbe rappresentare un pericolo per la salute. Capita tuttavia, a volte, di ‘dimenticare’  in frigorifero o in dispensa alcuni cibi, e ritrovarsi con un prodotto scaduto. Ci si trova a questo punto combattuti tra il timore di mangiare un alimento che potrebbe farci del male e la voglia di non sprecare il cibo (specialmente in tempo di crisi). Che fare quindi? Ebbene, premesso che vista e olfatto sono in questi casi i principali indicatori cui affidarsi nel decidere se consumare o meno un alimento, è bene sapere che sono molti i cibi che in realtà si conservano e possono essere mangiati ben oltre la loro data di scadenza.

Occorre innanzitutto fare però chiarezza tra le diciture “da consumarsi entro” e “da consumarsi preferibilmente entro”: la prima si riferisce infatti a prodotti soggetti a rapida deperibilità (come carne, pesce e formaggi freschi, latte, pasta fresca ecc.) e indica la data entro cui il prodotto si può consumare in modo sicuro. In questo caso, di regola, è quindi bene astenersi dal consumare cibi scaduti. La seconda dicitura si applica invece a prodotti non soggetti a rapida deperibilità, dagli alimenti congelati o essiccati (come pasta e riso), a quelli in scatola, olio, cioccolata ecc. In questo caso la data riportata indicherà la data fino alla quale un alimento conserva le sue qualità specifiche ed è dunque possibile consumare il prodotto anche dopo il limite indicato, a patto che le condizioni di conservazione specificate nelle istruzioni siano state rispettate e la confezione perfettamente integra.

Tenendo presente questa regola generale, ecco di seguito gli alimenti che è possibile consumare anche dopo la data di scadenza, riducendo gli sprechi.

Yogurt: sia bianchi che alla frutta, se perfettamente conservati in frigorifero, possono essere consumati fino a 6/7 giorni dopo la data di scadenza.

Cibi in scatola: pelati, tonno, ceci, fagioli, mais e così via, se conservati correttamente e in confezione integra, possono essere consumati anche dopo un anno dalla loro data di scadenza.

Pasta e riso: anche in questo caso è possibile consumarli fino a un anno dopo la data di scadenzata indicata sulla confezione.

Uova: le uova si conservano in frigorifero fino a 21 giorni. Se un po’ vecchiotte, importante è tuttavia consumarle esclusivamente cotte. Per verificare se un uovo è ancora in buono stato di conservazione esiste un metodo molto semplice:  se immergendo l’uovo in acqua questo si appoggia sul fondo è consumabile; al contrario, se galleggia, è necessario buttarlo.

Biscotti secchi e cracker: se conservati in contenitori ermeticamente chiusi, si possono consumare fino a qualche mese dalla data di scadenza.

Panettoni, pandori e colombe: possono essere consumati senza problemi fino ad un paio di settimane dopo la loro scadenza, anche se probabilmente avranno in parte perso in fragranza e morbidezza.

Farina: utilizzabile fino a sei mesi dalla data di scadenza.

Olio: se di buona qualità, è possibile consumarlo fino a 8 mesi oltre la data di scadenza.

Surgelati: se correttamente conservati, possono essere consumati anche qualche mese dopo la data consigliata sulla confezione.

Alimenti liofilizzati: a confezione ermeticamente chiusa, sono consumabili fino ad un anno dopo la data di scadenza.

Latte a lunga conservazione UHT: consumabile fino a un mese dopo la data indicata.