La chemioterapia per la cura del tumore al seno è una risorsa fondamentale per il trattamento di questa patologia che ogni anno colpisce circa 40 mila donne. Vi sono diverse tipologie di terapie, che vengono adattate ai singoli casi concreti e che prevedono l’impiego di farmaci specifici, da utilizzare singolarmente o in combinazione.

Le combinazioni di farmaci più utilizzate nella pratica clinica, così come indicato sul sito dell’AIMaC, sono: AC (doxorubicina e ciclofosfamide), CMF (ciclofosfamide, metotrexate e 5-fluorouracile), FEC (5-fluorouracile, epirubicina e ciclofosfamide), A CMF (doxorubicina e a seguire ciclofosfamide, metotrexate e 5-fluorouracile), E-CMF (epirubicina e a seguire ciclofosfamide, metotrexate e 5-fluorouracile), AT CMF (doxorubicina/paclitaxel e a seguire ciclofosfamide, metotrexate e 5-fluorouracile), AC- paclitaxel o docetaxel (doxorubicina e ciclofosfamide e a seguire paclitaxel o docetaxel).

I medici possono decidere di sottoporre la paziente ad un ciclo di chemioterapia quando la malattia è al suo stadio iniziale oppure quando il tumore ha una massa piuttosto grande e prima di passare alla fase di asportazione chirurgica è preferibile tentare di ridurne le dimensioni proprio grazie alla chemio. Ad ogni modo, ogni caso è a se stante e saranno i medici a prendere le decisioni migliori adattabili alla singola situazione.

I farmaci antitumorali vengono solitamente iniettati in vena (oppure in alcuni casi somministrati in compresse) attraverso il c.d. port. Si tratta di un catetere venoso centrale che viene impiantato, prima di iniziare la terapia, alla base del collo, attraverso un piccolo intervento di chirurgia ambulatoriale in anestesia locale. Il cateterino non dà fastidio – qualora dovesse, segnalate ai medici. Questo sistema ha portato notevoli vantaggi: le vene vengono danneggiate di meno rispetto al metodo dell’iniezione attraverso le vene del braccio, gli effetti collaterali sarebbero minori e la terapia più efficace. Il port va pulito – attraverso un lavaggio – al termine di ogni ciclo di chemio e alla fine della terapia ogni 2 mesi circa, finché resta impiantato, rivolgendosi alle strutture sanitarie che hanno un reparto di radio-chemio.

Prima di iniziare i cicli di terapia i medici fanno svolgere alcuni esami: analisi del sangue, elettrocardiogramma, ecocardiogramma e visita accurata. Occorre infatti prevenire quanto più possibile i rischi in cui la paziente potrebbe incorrere sottoponendosi alla chemio. Eventuali effetti collaterali potrebbero essere infatti: leucopiastrinopenia (riduzione del numero di piastrine nel sangue), anemia, nausea, vomito, astenia (riduzione della forza muscolare), diarrea, febbre, cardiotossicità, reazioni avverse su basi allergiche e non, eritrodisestesia palmo-plantare (la c.d. sindrome mano-piede, sensazione di formicolio e bruciore ai palmi delle mani e, meno frequentemente, alle piante dei piedi), distrofia ungueale, mucositi, cistite, alopecia (la perdita dei capelli). Gli esami del sangue devono ripetersi prima di ogni ciclo di chemio.

Maggiori informazioni sulla chemioterapia in generale sono reperibili cliccando qui.

ATTENZIONEIl presente articolo ha solo uno scopo informativo generale. In caso di necessità, si raccomanda vivamente di rivolgersi ai competenti medici specialisti.

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