Ogni tanto si torna a parlare di quelle disastrose epidemie che affliggono gli animali di allevamento: l’aviaria, che ogni tanto spunta anche in Italia e colpisce i polli, e poi la febbre suina (H1N1) che decima i maiali, si ricordano in episodi molto recenti. Lo sono un po’ meno quelli relativi alla “mucca pazza”, un’epidemia che partì alla fine degli anni Ottanta nel Regno Unito e che colpì i bovini, finendo per contagiare capi allevati anche nel resto d’Europa. Me lo ricordo bene perché nel pieno dell’epidemia io mi trovavo a Londra per la mia prima esperienza di studio all’estero, e i ricordi delle grande catene di fast food che offrivano piatti a base di pollo anziché i classici burger di bovino sono ancora ben vivi nella mia memoria (foto by InfoPhoto).

A quell’epoca non ero ancora ben consapevole delle conseguenze della mucca pazza: se ne faceva un gran parlare, ma non realizzavo esattamente cosa stesse accadendo. La mandai nel dimenticatoio e mi ricordai della sua esistenza solo molti anni a seguire, quando, a Milano, mi informai per fare una donazione di sangue, e mi ritrovai ad essere scartata a causa della mia permanenza sul suolo Britannico nel 1997, anno che viene considerato a rischio. Ne rimasi molto colpita.

CHE COS’E’ IL MORBO DELLA MUCCA PAZZA?

Si tratta di una malattia neurologica, più propriamente conosciuta come Encefalopatia Spongiforme Bovina (BSE), che colpisce il bestiame. Si ritiene che questo morbo sia alla causa di una variante della malattia di Creutzfeldt-Jacob negli uomini che mangiano carne proveniente da animali infetti.

Quello che in pochi sanno è che a partire dal 1984, quando è stata identificata per la prima volta la variante di Creutzfeldt-Jacob in Inghilterra, sono stati colpiti dalla BSE più di 181.300 capi di bestiame, poi macellati e finiti sulle tavole dei consumatori. E’ stato solo nel 1992 che la Gran Bretagna adottò le misure preventive per l’eliminazione della carne infetta dalla catena alimentare umana, con un esame di routine per la ricerca della BSE nel bestiame ed eventualmente uccidendo gli animali che risultano infetti. Un’altra misura preventiva adottata da molti Paesi – inclusa l’Italia – fu quella di bandire il consumo della carne con l’osso ed il divieto per le compagnie farmaceutiche di produrre l’ormone della crescita a partire dai cadaveri (oggi viene prodotta in laboratorio).

LA MALATTIA DI CREUTZFELDT-JAKOB

Nella malattia di Creutzfeldt-Jakob molti sintomi si manifestano improvvisamente: cambiamenti della personalità (come aggressività), allucinazioni, difficoltà a camminare, sonnolenza, demenza e depressione, il tutto associato a spasmi e rigidità muscolare. Questa condizione, che è fatale, è caratterizzata da una degenerazione progressiva del tessuto nervoso con formazione di “buchi” nel cervello, che assume un aspetto spugnoso.