Fin dalla sua scoperta, all’inizio del secolo scorso, la carnitina è stata oggetto di numerosi studi e ricerche tese a valutare, tra gli altri, i suoi effetti sul dimagrimento e sul miglioramento delle prestazioni sportive. Eppure ancora non è possibile dare un giudizio definitivo sull’efficacia di un’integrazione di questo aminoacido non essenziale, o condizionatamente essenziale, che svolge un ruolo fondamentale nel metabolismo dei grassi.

La carnitina, infatti, entra direttamente in gioco nel trasferimento degli acidi grassi all’interno dei mitocondri, le centrali energetiche delle cellule, dove vengono ossidati e trasformati in energia. Quindi, in pratica, si tratta di un elemento indispensabile per l’utilizzo dei grassi e la sua carenza rallenta la capacità dell’organismo di sfruttare le riserve adipose o, eventualmente, di smaltirle.

Aggiungiamo il fatto che pur essendo in grado di sintetizzarla autonomamente, l’organismo riesce a produrne in quantità insufficienti (circa il 25 per cento del fabbisogno) e solo a patto di poter disporre della materia prima necessaria, costituita da due aminoacidi essenziali (lisina e metionina), ferro, vitamine C, B3, B6, B12 e acido folico.

Il grosso della carnitina utilizzato dal nostro corpo viene ricavato dalla dieta, che ne fornisce dai 60 ai 180 mg al giorno: è contenuta prevalentemente in fonti proteiche di origine animale, soprattutto nella carne rossa e nei latticini, molto meno in uova, pesce e carni bianche, mentre i cibi di origine vegetale ne contengono quantitativi molto bassi.

Detto questo è evidente perché questa aminoacido e in particolare  la L-carnitina che ne è la forma biologicamente attiva, generalmente utilizzata come integratore, sia stato eletto molecola brucia grassi. Se poi aggiungiamo che svolge la sua funzione principalmente nelle cellule muscolari (cuore e muscoli scheletrici) e che il complesso meccanismo a cui prende parte nel trasferimento degli acidi grassi favorisce la conversione del lattato e il suo utilizzo a scopo energetico, diventa chiaro anche perché la si ritenga utile per il miglioramento delle prestazioni sportive nelle attività di endurance (dove la capacità di ricavare energia dai grassi gioca un ruolo fondamentale) e per il recupero post attività.

A livello teorico, l’idea che una supplementazione di questo aminoacido possa essere d’aiuto, specie in chi segue regimi alimentari vegetariani o vegani o negli sportivi che presentano fabbisogni aumentati, sembra quasi scontato. I numerosi studi svolti negli ultimi decenni, però, hanno dato luogo a risultati contradditori.

I sostenitori dell’integrazione con L-carnitina a scopo dimagrante fanno spesso riferimento a uno studio cinese del 1997 dove 18 adolescenti obesi, di età compresa tra i 13 e i 17 anni, divisi in due gruppi, sono stati sottoposti a un programma di educazione alimentare, a una dieta e a una routine di attività fisica identiche, ma ai componenti di un gruppo venivano somministrati 2 grammi di L-carnitina al giorno con evidenti effetti positivi sul dimagrimento: si parla di 5 chilogrammi in 12 settimane contro i 7 etti scarsi del gruppo di controllo.

Per contro, uno studio 2000, diretto dal dottor Villani del dipartimento di biologia umana e scienza del movimento del Royal Melbourne Institute of Technology, Australia, che ha coinvolto 36 donne in età fertile e in leggero sovrappeso, sottoposte a una routine di attività fisica moderata (camminata con frequenza cardiaca tra il 60 e il 70 per cento del massimale), 4 volte alla settimana, sembra smentire l’efficacia della L-carnitina sul dimagrimento. Metà del compione considerato ha ricevuto 2 grammi/die di L-carnitina, per 8 settimane, mentre il gruppo di controllo assumeva un placebo. Alla fine del periodo sono stati confrontati metabolismo a riposo, composizione corporea e substrati utilizzati, senza rilevare alcuna differenza significativa tra i due gruppi. Rispetto all’inizio dell’esperimento, tutte le 28 donne che hanno concluso il programma presentavano un aumento del dispendio energetico, ma non si sono riscontrate variazioni significative nella massa totale, nella massa grassa e nella capacita di utilizzare i grassi come substrato energetico in nessuno dei due gruppi. Inoltre, tra gli abbandoni, quelli del gruppo con supplementazione di L-carnitina (5 donne) sono stati causati da problemi di nausea, diarrea e crampi addominali, tipicamente connessi a un sovradosaggio di questo aminoacido.

Questi sono solo due esempi, ma potremmo continuare a lungo, sia per quanto riguarda gli studi sul dimagrimento, in umani e cavie assortite, sia per quanto concerne quelli sulla prestazione negli sport di resistenza e il recupero dello sforzo, eseguiti di volta in volta su atleti di punta, su sportivi allenati e su sedentari. Qua e là si registrano risultati positivi e molto incoraggianti, ma in altri casi la L-carnitina sembra non fare alcuna differenza.

Il che sembra far pensare che ci sfugga qualcosa o che l’integrazione con L-carnitina agisca differentemente su soggetti diversi. Quel che è certo è che non bisogna esagerare coi dosaggi e che la L-carnitina, nella migliore delle ipotesi, ha solo l’effetto di accelerare il dimagrimento indotto da una corretta alimentazione abbinata a regolare attività fisica di resistenza.