Credo che nessun Italiano, per quanto “cittadino” sia, possa stupirsi del fatto che alle sagre e alle feste di paese venga servita carne d’asino: il famoso brasato, la cui preparazione si tramanda dalla tradizione contadina, viene considerata come un piatto tipico. Talmente tipico, che in pochi sanno che gli Italiani sono quasi gli unici al mondo a cibarsi di questo straordinario animale da cortile.

Non sono mai stata un’assidua frequentatrice delle feste di paese, eppure il famoso brasato d’asino lo avevo sentito nominare diverse volte come una specialità. Quello che invece non avevo mai visto, se non da bambina in qualche zoo scalcagnato, era un asino vivo. Non lo avevo sicuramente mai sentito ragliare. La ricordo bene, la prima volta che sentii ragliare un asino. Mi trovavo in Africa, per la precisione in Mali, a Djenné, una città di fango che sorge su un triangolo di terra circondata dal fiume Niger. Era una tappa di passaggio per un viaggio ben più lungo, e alcuni locali ci avevano dato il permesso di lasciare le nostre jeep in un cortile ed accamparci con le nostre tende sui tetti di un palazzo che faceva da unico ostello del luogo. Era da poco calato il buio della notte e le strade erano deserte, fiocamente illuminate solo da alcune torce che ardevano, illuminando solo alcuni angoli delle strade. Quando il silenzio fu squarciato da urli che allora mi parvero terrificanti.

Erano gli asini che avevano lavorato tutto il giorno nei campi, che la sera venivano liberati per le strade e potevano godersi la frescura della sera, oltre a un po’ di meritato riposo: avrebbero ricominciato il loro duro lavoro all’alba. Ne vidi tanti, da allora in avanti, di questi pazienti e instancabili animali al servizio dell’uomo (sopra potete vederne uno dei tanti che ho fotografato in quel viaggio). Nei paesi poveri forniscono una grandissima forza lavoro, e la notte si può sentire il loro canto.

Oggi gli asini, nei Paesi europei, se la passano un po’ meglio: non sono più costretti ai lavori duri della campagna o a fare da barelle per trasportare i feriti di guerra. A volte, nei masi di montagna, se ne vede ancora qualcuno che trasporta il latte o la legna, ma ormai sono animali più da compagnia che da lavoro. Perché l’asino è un animale socievole, intelligente e affettuoso, con una enorme pazienza e forza fisica, che si accontenta di un pasto frugale ed è il simbolo della mitezza, tanto da farne un compagno ideale per dei bambini.

Tranne in Italia, uno dei pochissimi Paesi al mondo dove, ancora peggio che ammazzarli di lavoro, li si ammazza per mangiarli. E per mangiarli li importiamo, da allevamento o troppo anziani per poter proseguire il lavoro, dalla Francia e dai Paesi dell’Est, per farli finire in quei famosi piatti da sagra di paese.

Forse, sarebbe meglio farli conoscere da vivi ai bambini, prima che da morti, in un piatto.