Ecco un altro libro dell’Editrice Sonda che non mancherà di appassionare chi da sempre sostiene la propria contrarietà alla caccia, e che forse potrà far aprire gli occhi anche a quella piccola fetta di indifferenti che accettano passivamente la pratica di uccidere animali con arimi da fuoco uno sport. “Divieto di caccia – Tutto quello che i cacciatori non vogliono farci sapere” è un libro di Carlo Consiglio, romano, classe 1929, che è stato professore ordinario di Zoologia all’università di Roma La Sapienza fino al 1997. Consiglio, oltre ad aver compitu ricerche sulla fauna e sull’ecologia, è oggi autore o coautore di 158 pubblicazioni scientifiche a stampa e di libri contro la caccia, contro gli zoo, sul cane vagante e sul vegetarismo. È anche presidente nazionale della Onlus Lega per l’abolizione della caccia.

GLI ITALIANI SONO FAVOREVOLI ALLA CACCIA?

Il primo quesito da porsi non è tanto se la caccia sia una pratica moralmente accettata o meno, ma perché sia ancora una pratica legalizzata:

«Nei 5 mesi dell’apertura della caccia, il numero di morti per arma da fuoco indica che i cacciatori sono, come minimo, 10 volte più pericolosi rispetto alla persona comune, considerando nella media anche la criminalità comune e quella organizzata. In un sondaggio nazionale sull’abolizione della caccia, alla domanda: “È favorevole all’abolizione della caccia?”, gli italiani hanno così risposto: 72% Sì; 22% No; 6% Non so. E non credo servano ulteriori commenti».

A parlare così è Massimo Tettamanti, chimico ambientale e criminologo forense, che apre così il tema centrale del libro: se gli Italiani sono contrari alla caccia, e se i numeri indicano che ogni anno più di 100 persone perdono la vita a causa degli incidenti di caccia, perché essa ancora esiste ed è consentita?

CHI DANNEGGIA VERAMENTE LA CACCIA?

Il libro analizza le giustificazioni e i luoghi comuni sulla caccia in tutte le loro contraddizioni, confutando in stile limpido e chiaro le mistificazioni addotte da chi la pratica. Consiglio passa in rassegna i danni causati da questo “sport” alla natura, i suoi eccessi, i suoi aspetti patologici e morbosi, e i danni causati all’uomo stesso.