La cardioversione è una procedura medica eseguita al fine di risolvere alcuni tipi di aritmie cardiache. Attraverso alcuni farmaci, o piccole scariche elettriche (cardioversione elettrica), è infatti possibile ‘resettare’ il sistema elettrico del cuore e trattare aritmie quali fibrillazione e flutter atriale, molto frequenti in soggetti ipertesi e negli anziani, ripristinando così il normale ritmo cardiaco (detto “sinusale”).

Generalmente la cardioversione si esegue inviando scosse elettriche al cuore attraverso elettrodi posti sul petto. Di tanto in tanto, in base alle condizioni generali del paziente, il medico può tuttavia optare per l’utilizzo di farmaci specifici, atti a ripristinare il ritmo del cuore. La cardioversione elettrica resta comunque la procedura più rapida ed efficace, permettendo al medico di verificare immediatamente se il trattamento è stato eseguito con successo.

Benché possa essere impiegata anche come procedura d’emergenza, la cardioversione viene solitamente pianificata con anticipo ed eseguita al’interno di strutture ospedaliere. L’intervento non richiede il ricovero e il paziente può, di norma, fare ritorno a casa in giornata o, al massimo, il giorno successivo.

Per evitare complicazioni, è tuttavia indispensabile che il sangue del paziente sia molto “fluido”, di conseguenza, circa 4 settimane prima della data concordata, sarà importante iniziare una terapia con farmaci anticoagulanti. Affinché tutta la procedura si svolga in sicurezza, potrebbe inoltre rendersi necessario un ecocardiogramma trans-esofageo, una procedura un po’ fastidiosa (simile ad una gastroscopia) ma molto utile al fine di escludere la presenza di trombi in atrio.

Giunti quindi al giorno programmato per il trattamento, il paziente dovrà recarsi in ospedale, dove verrà addormentato per pochi minuti, con un’anestesia molto leggera. La scarica elettrica che verrà utilizzata può variare dai 100 ai 300 Joule, a seconda del tipo di patologia da trattare e della struttura fisica del paziente. In caso di inefficacia della prima scarica, la procedura può essere ripetuta altre 2 o 3 volte, con energia progressivamente crescente.

I rischi associati alla cardioversione elettrica sono in genere minimi, specie se vengono rispettate tutte le misure preventive. Le principali complicanze che possono insorgere riguardano solitamente:

Coaguli di sangue. In chi soffre di aritmie, spesso si riscontrano coaguli di sangue nel cuore. La cardioversione elettrica può causarne lo spostamento, con conseguenti ictus o emboli. Con una terapia anticoagulante e l’ecocardiogramma trans-esofageo, tale rischio viene tuttavia ridotto al minimo.

Ritmo cardiaco anormale. In rari casi, può succedere che pazienti sottoposti a cardioversione sviluppino altri problemi del ritmo cardiaco durante o dopo la procedura.

Ustioni cutanee. Altrettanto raramente può capitare che gli elettrodi provochino leggere ustioni sulla pelle, che nella maggior parte dei casi risulta tuttavia solo leggermente arrossata.

In definitiva il trattamento è da considerarsi abbastanza sicuro, rapido e indolore. Può succedere però che la cardioversione non risolva in maniera definitiva il problema e debba essere ripetuta a distanza di tempo. Per migliorare i risultati del trattamento, i medici consigliano quindi di:

  • evitare la caffeina
  • limitare l’uso di sale (sodio)
  • aumentare l’attività fisica
  • smettere di fumare
  • ridurre il consumo di alcool
  • mangiare cibi salutari per il cuore
  • mantenere un peso corporeo nella norma.