Al termine di un processo durato tre settimane, un tribunale americano ha condannato la Johnson & Johnson a un maxirisarcimento di 55 milioni di dollari, pari a circa 48 milioni di euro, nei confronti di una donna a cui un prodotto a base di talco aveva causato un cancro alle ovaie. Gloria Ristensund ha ottenuto 5 milioni di dollari come risarcimento danni e altri 50 per danni esemplari, ma la J&J ha già annunciato ricorso, sostenendo, tramite il suo portavoce Carol Goodrich, che questa sentenza contraddice 30 anni di ricerca scientifica su questo genere di prodotti.

Ristensund ha utilizzato i prodotti a base di talco della Johnson & Johnson per decenni e secondo i suoi avvocati sono questi ad averle provocato il cancro alle ovaie, diagnosticatole nel 2011. La donna è stata quindi sottoposta a isterectomia (asportazione dell’utero) e ad altri interventi chirurgici, e fortunatamente il tumore è in remissione.

Questa sentenza segue a breve giro di posta quella emessa dalla stessa Corte del Missouri lo scorso febbraio, con la quale la Johnson & Johnson era stata condannata a risarcire una cifra pari a 72 milioni di dollari la famiglia di una donna morta per un tumore alle ovaie, sviluppatosi (secondo l’accusa e i giudici) sempre a causa dei prodotti a base di talco per l’igiene intima dell’azienda.

Sono circa 1200 le cause intentate contro la Johnson & Johnson per i medesimi motivi. Le accuse vertono tutte sul comportamento dell’azienda, ritenuto negligente nell’aver mancato di avvertire i propri clienti che l’utilizzo del talco è correlato all’aumento del rischio di contrarre il cancro alle ovaie. Il quadro, tuttavia, resta complesso. Secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, l’utilizzo del talco sulle zone genitali è potenzialmente cancerogeno, ma i dati sono contrastanti: per esempio, non sembra esserci una correlazione tra la quantità di sostanza utilizzata e le probabilità di sviluppare un tumore, a differenza di quanto avviene, per esempio, con il tabacco e il cancro ai polmoni.