Un farmaco specifico per combattere le mutazioni genetiche potrebbe essere in grado di rallentare la crescita del cancro alla prostata fino all’88%: questo quanto affermato da un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’Institute of Cancer Research britannico e dall’Università di Cambridge pubblicato sulla rivista “New England Journal od Medicine”.

Gli stessi avrebbero infatti scoperto come l’Olaparib, già impiegato per il trattamento dei tumori alle ovaie e alla mammella, potrebbe aiutare ad aumentare le aspettative di vita di coloro che sono affetti da un tumore alla prostata e considerati “senza speranza” poiché fino ad ora non è ancora stata trovata una modalità per combatterla definitivamente. Durante il corso dello studio i ricercatori hanno testato il farmaco Olaparib su 50 individui affetti da un cancro alla prostata in fase avanzata e resistente alle terapie e di cui 16 la patologia sarebbe stata causata da delle mutazioni genetiche: a questi è stato chiesto di assumere 400mg del farmaco due volte al giorno-

Dai risultati al termine dello studio è emerso che il medicinale sarebbe riuscito a ridurre i livelli dell’antigene prostatico causato dal tumore e, di conseguenza, ha rallentato fino all’88% l’avanzamento del cancro in 14 dei 16 pazienti che erano affetti da tumore alla prostata per via di una mutazione del DNA. Molti dei pazienti trattati avrebbero avuto un’aspettativa di vita assai breve e stimata fra i 10 e 12 mesi, ma grazie all’impiego del farmaco starebbero infatti facendo progressi notevoli.

“Il nostro studio rappresenta un significativo progresso nel trattamento del cancro alla prostata” ha dichiarato Johann de Bono, che ha guidato la ricerca, evidenziando come questo “dimostra che olaparib è altamente efficace nel trattamento dei soggetti con cancro dovuto a difetti nella riparazione del Dna.” La lotta contro il cancro alla prostata, ha evidenziato una ricercatrice dello studio, Aline McCarthy, “è una sfida molto eccitante” il cui nuovo obiettivo è quello di “offrire un nuovo modo per curare il cancro alla prostata prendendo di mira gli errori genetici che lo hanno fatto diffondere“. Attraverso questo nuovo approccio, si auspica non solo la ricercatrice, è che si potranno salvare molte più vite.