Il cancro alla prostata è la patologia oncologica maggiormente diffusa fra gli uomini ma oggi è certamente più curabile e le speranze di sopravvivenza sono molto alte, soprattutto quando il tumore viene diagnosticato agli inizi del suo sviluppo. Per quanto riguarda invece le forme più aggressive di cancro alla prostata, sembra ci sia ancora molto lavoro da fare per trovare una terapia efficace. Un passo avanti pare sia stato fatto da uno studio italiano presentato durante il Congresso Europeo di Urologia a Monaco, secondo cui basterebbe un esame del sangue per distinguere un cancro alla prostata maggiormente aggressivo da uno che non lo è.

Lo scopo di questo studio dovrebbe essere quello di rendere ancor più veloce la diagnosi del tumore, per cercare soprattutto di capire il suo grado di aggressività affinché possa poi indicare la strada giusta da percorrere in termini di terapia. I ricercatori italiani avrebbero quindi dimostrato che i pazienti affetti da ipogonadismo (ossia da un basso livello di testosterone, l’ormone sessuale maschile) avrebbero maggiori probabilità di sviluppare un cancro alla prostata di livello aggressivo. I bassi livelli di testosterone e di SHBG potrebbero dunque predire lo sviluppo di tale patologia oncologica e mettere in atto l’adeguata prevenzione. I ricercatori avrebbero però chiarito che avere livelli bassi di testosterone non comporterebbe automaticamente che ci si debba ammalare di cancro alla prostata e che lo stesso sia poi aggressivo. Tale livello predispone maggiormente a tale patologia, questo sì, ma il settore della ricerca ha ancora molto da testare e sperimentare.

Il cancro alla prostata è una malattia che oggi spaventa molto meno rispetto al passato. Una maggiore attenzione per la prevenzione e l’informazione ha fatto sì che la patologia venga scoperta, nella maggior parte dei casi, quando essa è ancora nella sua fase curabile, con ottime percentuali di successo. Se l’esame del sangue messo a punto dai ricercatori italiani dovesse confermarsi un ottimo metodo, sarebbe certamente un ottimo passo avanti nella cura e nella lotta contro il cancro alla prostata.