Una nuova proteina potrebbe essere in grado di bloccare la crescita delle cellule tumorali nei pazienti affetti da cancro al colon: la scoperta è emersa da uno studio pubblicato sul Cell Death Differentiation e svolto da un team di ricercatori guidato da Ann Zeuner insieme a un’equipe di ricercatori del Cnr di Napoli, dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena e del National Cancer Institute (Stati Uniti).

Durante lo studio i ricercatori hanno individuato una caratteristica particolare di queste cellule, ovvero la presenza sulla loro superficie di una proteina tipica delle cellule staminali embrionali: quest’ultima, chiamata Cripto, fornirebbe alle stesse cellule tumorali una maggiore capacità di moltiplicare la generazione di altre cellule maligne, diventando così la responsabile della formazione delle metastasi metastasi.

Come colpire questa proteina? Secondo quanto emerso dallo studio potrebbe bastare utilizzare semplicemente degli interruttori molecolari in grado di andare a “spegnere” la proteina Cripto. “Abbiamo bloccato le funzioni di Cripto con degli ‘interruttori molecolari’ in grado di sopprimere la presenza di questa proteina e abbiamo ottenuto una inibizione delle attività cellulari collegate alla progressione e diffusione del tumore” ha evidenziato infatti la ricercatrice del Dipartimento di ematologia, oncologia e medicina molecolare dell’Iss,  Ann Zeuner, continuando “Questo ci spinge a proseguire con le ricerche in questa direzione per poter individuare un bersaglio efficace per bloccare la diffusione del cancro“.

Senza dubbio questa è una delle scoperte più importanti in quanto i casi di tumore al colon retto continuano a registrare notevoli incrementi nel territorio italiano, specialmente nel Sud. “La linea di studi sulle cellule staminali del cancro del colon rappresenta una delle eccellenze della ricerca nel nostro Istituto”  Ha affermato il presidente ISS, Walter Ricciardi, continuando “Si tratta di studi fondamentali perché l’incidenza di questo tumore è in rapida crescita soprattutto nell’Italia meridionale, anche a causa del progressivo abbandono della dieta mediterranea”.