In Sardegna, precisamente nel Sulcis, è partito un progetto sperimentale che tenterà di attestare se la canapa sativa possa essere utile per combattere l’inquinamento. L’agenzia regionale Agris si occuperà di constatare se la canapa possa – e come – essere in grado di estrarre dai terreni inquinati le sostanze che li contaminano (zinco, piombo e cadmio in particolare), attraverso il processo di fitodepurazione. La canapa sativa non sarà testata soltanto in ottica anti-inquinamento ma anche in ottica di sviluppo di attività che possano contribuire a creare nuove opportunità di sviluppo economico.

Coltivare questo tipo di pianta potrebbe significare infatti dar vita a tutta una serie di prodotti e attività che potrebbero risollevare la situazione economica di molte zone. Si tratta di biocarburanti, oli, fibre, materiali per il settore edile ma anche per l’artigianato e il tessile. Il progetto è stato lanciato dagli esponenti di Sinistra ecologia libertà, assieme al direttore di Agris Roberto Zurru (che si avallerà della collaborazione dell’Università di Sassari e di Sardegna Ricerche) e a Gianluca Carboni, responsabile scientifico della sperimentazione.

Dieci i terreni su cui si lavorerà almeno per il momento: tra questi sia terreni inquinati sia puliti, per un’estensione che va dai duemilacinquecento ai cinquemila metri quadrati e che saranno utilizzati per tre anni. Lunedì 13 febbraio ci sarà la presentazione ufficiale di questo progetto, a Carbonia, dopo di che si potrà procedere.

Per Sinistra ecologia libertà si tratta di un’opportunità unica per unire interesse per l’ambiente e interesse economici e di sviluppo, per lanciare una nuova tipologia di industria integrata che possa poi essere esportata anche in altre zone della Sardegna (Ottana e Porto Torres, ad esempio).