La canapa è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Cannabaceae. Caratterizzata da ciclo annuale, la canapa è originaria dell’Asia centro-meridionale, ma si è oggi diffusa in tutto il mondo, nelle zone a clima temperato.

Il botanico sovietico D.E. Janichewsky classificò la Canapa in tre diverse specie:

  • Cannabis sativa, alta fino a tre metri e dalla forma piramidale;
  • Cannabis indica, più bassa e con un maggior numero di rami e foglie;
  • Cannabis ruderalis, alta al massimo mezzo metro e priva di  rami.

Nel 1753, Linneo parlò tuttavia esclusivamente di  Cannabis sativa, tesi confermata dai canandesi Small e Cronquist nel 1976, i quali affermarono che esiste una sola specie molto variabile, con due sottospecie: la sativa, tipica dei paesi settentrionali e usata per fibra e olio e la indica, tipica dei paesi caldi e ricca di resina e THC.

Da questa pianta, oltre che sostanze stupefacenti (hashish e marijuana), si ricava anche una delle fibre più conosciute al mondo: la canapa. Il più antico ritrovamento di un manufatto in canapa risale ad oltre 9mila anni fa, a testimonianza del fatto che questa pianta ha accompagnato l’umanità fin dall’alba dei tempi. Proprio per la produzione di fibre tessili, la canapa venne infatti sistematicamente coltivata dal terzo millennio a.C, sia in Oriente che in Occidente. In Cina era usata per la fabbricazione di corde e tessuti, mentre nel Mediterraneo, i Fenici confezionavano vele di canapa per le loro veloci imbarcazioni. Anche in Italia, nella Pianura Padana, la canapa è stata coltivata per la fibra tessile fin dall’epoca romana e più di 2000 anni fa la lavorazione delle fibre di canapa ha permesso realizzare il primo foglio di carta. La stessa bibbia di Gutenberg (primo libro stampato in Europa con la tecnica dei caratteri mobili) è stata in parte stampata su carta di canapa, importata dall’Italia. La canapa divenne quindi la materia prima per la produzione di libri, carte geografiche, banconote e giornali. Persino la Dichiarazione di Indipendenza americana fu scritta su carta di canapa olandese, poi trascritta su carta pergamena.

Ma gli usi della canapa non finiscono qui. Della pianta si può infatti utilizzare praticamente tutto: i semi sono usati per l’alimentazione, dalla corteccia e dal fusto si ottiene la fibra utile per carta e tessuti, mentre dalle foglie si può ricavare un olio essenziale. In Italia la coltivazione della canapa è a poco a poco andata scomparendo negli anni Cinquanta, mentre negli Stati Uniti fu proibita, assieme con la  marijuana, nel 1937. A tal proposito è tuttavia doveroso specificare che oggi sono legalmente coltivabili le varietà ottimizzate per la produzione di fibra e semi, praticamente prive di principi psicoattivi.

Il tessuto ricavato dalle fibre di canapa risulta fresco in estate e caldo in inverno; ha inoltre proprietà antibatteriche e antifungine ed è in grado di assorbire l’umidità del corpo, mantenendolo asciutto, oltre a presentare una resistenza agli strappi tre volte maggiore rispetto a quella del cotone. Caratteristiche che spiegano il suo largo uso nel corso dei secoli. A questo si aggiunge il fatto che la coltivazione di canapa ha un impatto ambientale nettamente inferiore a quella del cotone, ritenuta, al contrario, tra le più inquinanti del pianeta.

Per quanto riguarda invece l’applicazione al settore alimentare, il seme di canapa è ritenuto il più nutriente in natura: presenta infatti un contenuto di proteine pari al 20/25%; fornisce tutti e 9 gli amminoacidi essenziali; contiene acido linoleico omega-6 e acido alfalinoleico omega-3, essenziali all’organismo umano, nonchè  vitamine, fitosteroli, caroteni e minerali.  Dai preziosi semi è possibile ricavare farine per la creazione di prodotti da forno, sia dolci che salati, oltre ad un olio utile sia ad uso alimentare che cosmetico. Per il loro eccezionale valore nutritivo, i semi di canapa sono stati proposti come rimedio alla carenza di proteine dei paesi in via di sviluppo, ma anche le qualità dell’olio ricavato dalla loro spremitura a freddo risultano altrettanto straordinarie. E’ infatti particolarmente ricco di acidi grassi polinsaturi (EFA – Essential Fatty Acids) che il nostro organismo non è in grado di sintetizzare da sé, garantendo così una buona protezione dalle malattie del sistema cardiocircolatorio. La principale fonte di Omega 3 ed Omega 6 è oggi l’Olio di Pesce, che a differenza dell’olio di canapa viene però estratto chimicamente e può contenere sostanze contaminanti (mercurio, idrocarburi, metalli pesanti), oltre ad avere un gusto decisamente sgradevole.  L’olio di semi di canapa è invece estratto a freddo, per semplice pressione, ha un odore gradevole e un piacevole sapore di nocciola. L’assunzione regolare di olio di semi di canapa riduce i livelli di colesterolo cattivo e trigliceridi nel sangue, oltre a diminuire il livello di aggregazione piastrinica e cardioprotettiva dopo un danno al miocardio.

Per quanto riguarda invece l’utilizzo cosmetico, particolarmente apprezzabile è la presenza nell’olio di canapa di acido γ-linolenico e dei tocoferoli, potenti antiossidanti naturali. Lenitivo e riequilibrante, l’olio di canapa combatte dunque i radicali liberi responsabili dell’invecchiamento precoce e fornisce numerose vitamine (in particolare B1, B2, B6). La presenza di grassi acidi essenziali gli conferiscono inoltre proprietà antinfiammatorie e rigeneranti, che aiutano nel trattamento e prevenzione di malattie della pelle (eczema, pelle secca, psoriasi, xerosi), oltre a rivelarsi molto utili nel trattamento di irritazioni cutanee e cicatrici. Può infine essere applicato sui capelli umidi come impacco rivitalizzante.

Come già visto, la fibra di canapa è stata infine largamente impiegata per la produzione di carta. Il suo utilizzo comporta infatti numerosi vantaggi: grazie alla sua enorme produttività in cellulosa, 1 ettaro di canapa produce, in pochi mesi, la stessa cellulosa prodotta da 4 ettari di foresta nell’arco di decenni; la canapa presenta inoltre una bassa percentuale di lignina e quindi non necessita dei laboriosi trattamenti cui deve essere sottoposto il legno per ottenerne fibre pulite. Infine, la fibra della canapa è già di colore bianco, quindi la carta da esse ricavata non deve essere sbiancata e risulta immediatamente utilizzabile. Con la cellulosa di cui la canapa è ricca, attraverso un processo di polimerizzazione, si possono poi ottenere materiali plastici degradabili, perfetti per imballaggi, isolanti e così via.