Il calo delle nascite in Italia registra record negativi ormai da diverso tempo: la crisi economica, i diversi stili di vita… sono tutti fattori che influenzano la decisione di non avere figli, di averne in tarda età o di averne soltanto uno. Senza contare il diffondersi della piaga dell’infertilità, che colpisce sempre più individui. Insomma, a volte non avere figli non è sempre una scelta dettata da motivi economici ma anche una difficoltà di natura involontaria.

In un documento presentato a maggio scorso dalla Presidente della Camera Laura Boldrini, si evidenziano dati più che allarmanti: ”Nel 2012 la speranza di vita alla nascita è giunta a 79,6 anni per gli uomini e a 84,4 anni per le donne (rispettivamente superiore di 2,1 anni e 1,3 anni alla media europea del 2012). Allo stesso tempo nel nostro Paese persistono livelli di fecondità molto bassi, in media 1,42 figli per donna nel 2012 (media Ue28 1,58). L’indice di vecchiaia è tra i più alti al mondo. Al 1° gennaio 2013 nella popolazione residente si contano 151,4 persone over65 ogni 100 giovani con meno di 15 anni. Tra i paesi europei solo la Germania ha un valore più alto (158), mentre la media Ue28 è 116,6“. Insomma, si vive più a lungo ma si fanno anche molti meno figli.

Per studiare il problema e per tentare di risolverlo in qualche modo, la Ministra della Salute Beatrice Lorenzin ha deciso di istituire un tavolo di esperti (sociologi, ginecologi, sessuologi, psicologi…) affinché sia redatto un piano di intervento. Scopo dello studio? Permettere che in futuro nascano più bambini in Italia. Primo obiettivo sarà quello di capire la causa dell’aumento di incidenza dell’infertilità (fumo, stile di vita, ambiente… sono tutte cause che certamente influiscono in modo negativo). Ovviamente si tratta di un percorso che prevederà lo studio di un problema che ha risvolti multipli, sia a livello sociale, sia culturale che economico.

La Lorenzin spiega che occorrerà il coinvolgimento di tutti ma soprattutto dei medici che dovranno spiegare ai pazienti: “come possono preservare la fertilità o rimuovere i problemi che la ostacolano“. Punto forte sono soprattutto l’informazione e la consapevolezza: “Dobbiamo fare prevenzione coinvolgendo le famiglie, i pediatri, gli insegnanti. In un periodo di iper informazione come quello che stiamo vivendo, di questi temi si sa poco, ad esempio sulla finestra fisiologica durante la quale si può diventare genitori“.

La Ministra ha modo di accennare anche alle tecniche di fecondazioni assistita, e di come queste possano essere valido ausilio per le coppie che non riescono ad avere figli grazie ad un concepimento naturale: “La fivet non basta per risolvere questo problema, anche se può essere utile. Metterò l’omologa e l’eterologa nei livelli essenziali di assistenza assicurati a tutti i cittadini. Spero che troveremo un modo per fare in tempi brevi un centro nazionale di tracciabilità dei gameti e dei donatori“.

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