Ho già parlato del caffè verde spiegando che, pur non essendo in grado di fare miracoli, può essere un utile coaudiuvante del dimagrimento (leggi tutto). Questo soprattutto grazie alla possibilità di assumere alti dosaggi di caffeina che qui si presenta legata all’acido clorogenico, il che porta a un’assimilazione più lenta e a una notevole riduzione degli effetti negativi che il normale caffè ha su alcune persone: eccessivo stimolo della motilità intestinale, tachicardia, acidità gastrica (diversamente dal caffè tostato questo ha pH neutro e non contiene caffeone), insonnia eccetera.

Anche così, però, basta una piccola indagine per scoprire che i pareri su quest’ennesimo ritrovato miracoloso sono alquanto discordanti. Se da un lato c’è chi assicura di aver perso chili su chili senza nemmeno bisogno di mettersi a dieta, dall’altro sono numerose le testimonianze di quanti dicono di aver solo buttato dei soldi, senza registrare il benché minimo effetto.

Sicuramente la cosa dipende, almeno in parte, dalla sensibilità individuale alla caffeina. Non solo, sono convinta che i motivi per cui si tende a ingrassare siano molteplici e complessi e che ciascuno faccia storia a sé. Per questo le diverse diete non hanno lo stesso effetto su tutti e ognuno ottiene effetti migliori con l’una o con l’altra. E lo stesso vale per i coadiuvanti del dimagrimento.

Oltre a questo va considerato il metodo di assimilazione e il dosaggio. Quando è opportuno berlo e quanto prenderne? Come ogni altra sostanza anche il caffè verde, per fare effetto, deve essere assunto nei modi, nei tempi e nelle quantità adeguate.

La stessa Efsa (l’Autorità Europea per la sicurezza alimentare), dopo aver dichiarato insufficiente la documentazione che proverebbe l’efficacia dimagrante del caffé verde, ammette:  «il parere dell’EFSA, seppure autorevole, non metterà fine al tam tam mediatico attorno al caffè verde e all’acido clorogenico; invitiamo pertanto eventuali acquirenti a controllare il titolo in acido clorogenico del caffè verde e a controllare che sia superiore ai 100 mg/die, dose alla quale sono stati condotti la maggior parte degli studi».

Se decidete di assumere il caffè verde in forma di compresse, quindi, attenetevi a queste indicazioni tenendo presente che si trovano compresse con 500 e persino 800 mg di principio attivo, da assumere tre volte al di. Valutate anche i le percentuali di  acido clorogenico che dovrebbero essere uguali o superiori al 45%.

Se invece preferite comprarlo in grani o in polvere e prepararvi da soli un infuso dimagrante, tenete presente che le sostanze che fanno la differenza tra il caffè crudo e quello torrefatto sono termolabili. Nella preparazione, quindi, non si deve superare la temperatura di 80 °C. Evitate per tanto di portare l’acqua a bollore e ancor di più di seguire certi fantasiosi utilizzatori che consigliano di servirsi della moka come per il caffè torrefatto.

Il caffè verde crudo è a tutti gli effetti un fitocomplesso, dove l’associazione dei vari elementi ha un effetto sinergico e metabolicamente più efficace rispetto all’assunzione delle singole molecole. Quindi è importante cercare di preservare il maggior numero possibile di questi elementi, tra i quali si contano, oltre all’acido clorogenico e alla caffeina, anche polifenoli (in prevalenza acido tannico) con effetti antiossidanti, acido ferulico (antiossidante e antiinfiammatorio), minerali e vitamine idrosolubili del gruppo B.

Infine tenete presente che, benché non siano stati segnalati particolari effetti collaterali, si tratta pur sempre di prodotti relativamente recenti e basati su un numero limitato di studi. Quindi è consigliabile andare per gradi, evitando accuratamente l’assunzione in gravidanza e allattamento (non esistono ancora ricerche su eventuali interazioni) e usando cautela in tutti quei casi che sconsigliano l’assunzione di caffè.

LEGGI ANCHE
Arriva la morning banana diet: una banana a colazione e poco più per dimagrire senza stress
Perdere peso senza dieta: i cibi e i rimedi naturali che vi fanno dimagrire