Bere più di 400 milligrammi di caffeina al giorno, equivalenti a più di quattro tazzine di caffè espressi, può nuocere alla salute delle persone, specie se questi sono minori di 18 anni o donne incinte. A rendere nota la notizia è l’Agenzia per la sicurezza alimentare (Efsa) grazie ad un primo studio condotto nell’Unione Europea riguardo le conseguenze per la salute legate all’assunzione della sostanza.

La stessa agenzia, in questo caso, raccomanda che siano fissate le dosi giornaliere della sostanza per cui, superandole, potrebbe essere considerata un rischio in particolare per il sistema cardiovascolare.

Caffeina: le dosi e i rischi per la salute

Per gli adulti la dose giornaliera per evitare rischi legati alla salute è pari a 400 milligrammi al giorno, tenendo conto che un espresso ne contiene dai 70 ai 100 milligrammi. Le dosi scendono invece a 200 milligrammi per le donne in gravidanza – quindi circa due tazzine al giorno oltre le quali si potrebbe mette a rischio la salute del feto – fino a tre milligrammi per chilo nei bambini e adolescenti minori di 18 anni. Questi ultimi, in particolare, al posto del caffè tendono a prediligere bevande energetiche e bibite contenenti dosi di caffeina come la Coca Cola.

I rischi per la salute legate a un alto consumo di caffeina, anche se considerati da un portavoce come “non gravi” tuttavia sussistono e non sono da trascurare: tra questi, infatti, potrebbero sorgere malattie cardiovascolari ma anche problemi legati al sistema nervoso centrale – con un sonno interrotto, ansia e disturbi del comportamento – e rischi per lo sviluppo del feto nelle donne in gravidanza.

Caffeina: i danesi sono i più dipendenti

Come spiega l’agenzia, la stessa avrebbe proceduto a valutare i dati “perché un certo numero di Stati ha espresso preoccupazioni relative agli effetti nocivi sulla salute del consumo di caffeina”. Secondo quanto riportato dalla stessa, infatti, è emerso che tra i paesi più “dipendenti” da caffeina la Danimarca si piazza al primo posto, con il 33% degli adulti che consumano dosi giornaliere al di sopra di quelle consigliate, per ridursi poi quasi della metà nei Paesi Bassi (17,6%), nella Germania, (14,6%), e ancora in Finlandia (13,4%), Belgio (10,4%), Svezia (9%) e Francia (5,8%).