Le fake news colpiscono in generale il mondo dell’informazione e anche le bufale sul cibo non mancano. Il fenomeno è talmente vasto che persino Coldiretti ha scelto di occuparsene, mettendo in luce il fatto che molti italiani siano preoccupati dell’impatto sulla salute che ha il cibo  e che molta di tale preoccupazione sia generata proprio da fake news su ciò che si mangia.

Coldiretti e l’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e agroalimentare hanno quindi voluto lanciare una campagna contro le bufale sul cibo, campagna che si intitola #stopfakeatavola. Una necessità sempre più impellente anche perché almeno il 53 per cento degli italiani utilizzerebbe il web per cercare informazioni sugli alimenti di cui si nutre, senza contare quel 25 per cento di utenti che si affidano a blog/forum/chat che in qualche modo influenzano poi gli acquisti in ambito alimentare. La validità delle informazioni che circolano è quindi assai importante e il pericolo bufale è sempre in agguato. Spesso, più che di fake news, sarebbe più corretto parlare di falsi miti, ossia di tutte quelle false convinzioni che circolano ma che in realtà non hanno un vero e proprio fondo di verità. Il confine tra bufala e falso mito è sottile ma c’è insomma.

Qualche esempio delle bufale sul cibo che circolano online? Una delle più diffuse è senza dubbio quella che considera l‘ananas un alimento in grado di far bruciare i grassi. In realtà la bromelina contenuta nel gambo del frutto favorirebbe soltanto la digestione delle proteine, non avendo quindi alcun effetto sui grassi.

Bufale circolerebbero anche in merito al latte, considerato da molti dannoso perché destinato unicamente alla fase della crescita.  In realtà, nel corso degli anni, il genoma umano si sarebbe modificato affinché il latte diventasse alimento anche per gli adulti.  Altre fake news piuttosto frequenti sono quelle che riguardano le banane – che in realtà non sarebbero così ricche di potassio come si riterrebbe – e lo zucchero di canna – che non contiene meno calorie di quello raffinato e che con quest’ultimo condivide le stesse caratteristiche.

Occhio anche al Kamut, che altro non sarebbe che un marchio di cereali registrato negli Usa e che possiedono le medesime caratteristiche che si ritrovano anche nel farro o in alcune varietà di grano duro italiano.