Il biotipo ginoide ormonale è caratterizzato dall’accumulo di grasso corporeo nella parte inferiore dell’organismo: anche glutei, cosce, parte dell’addome posta sotto l’ombelico. Questa distribuzione adiposa è sotto l’influenza degli ormoni femminili e persiste nella donna fino alla menopausa, età a partire dalla quale il tessuto adiposo aumenta nella parte superiore del corpo e conferisce una linea corporea simile a quella dell’uomo (biotipo androide). Per questa motivazione il biotipo ginoide è detto ormonale.

IL BIOTIPO GINOIDE ORMONALE

Chi appartiene al biotipo ginoide ha una configurazione corporea detta “a pera”: vita sottile con fianchi larghi, proprio come la forma del relativo frutto. Un eccessivo accumulo di grasso nella parte inferiore dell’organismo femminile predisponde ad alcuni rischi patologici: insufficienza venosa e linfatica agli arti inferiori, varici, cellulite, edemi. Ma il vero rischio di varie patologie compare quando con l’età inizia lo spostamento della distribuzione della massa grassa dalla parte inferiore alla parte superiore.

I VANTAGGI DEL BIOTIPO GINOIDE

La dotazione nell’organismo femminile di una netta ripartizione del tessuto adiposo nella parte inferiore è stato ed è, ancora oggi, un dono naturale di protezione, non di danno e di rischio patologico come invece causa l’eccessiva presenza di adipe nell’addome e nel tronco (biotipo androide). La grande predisposizione ad accumulare grasso nei fianchi, glutei e cosce della donna in età fertile risponde a precise finalità, in particolare a garantire un’ampia riserva di energia chimica necessaria per contrarre e portare a buon fine una gravidanza e a mantenere il corpo femminile a una temperatura corporea costante. Una gravidanza ha un costo energetico, corrispondente a circa 10 chili di tessuto adiposo. Tant’è che una donna che non ha una adeguata quantità di adipe presenta una netta, ridotta fertilità.

IL METABOLISMO FEMMINILE

Il corpo femminile ha un basso metabolismo basale, cioè richiede una minore quantità di energia giornaliera per vivere. Questa è stata una scelta protettiva per la donna che in periodi di gravi carenze alimentari, tanto presenti nei millenni passati, poteva sopravvivere anche con una limitata disponibilità di cibo.L’uomo poteva anche morire perché non riusciva a introdurre tutta l’energia necessaria per vivere, mentre la donna non correva questo rischio. Tuttavia, sono bastati pochi anni di abbondanza alimentare per compromettere migliaia e migliaia di anni in cui la natura ha protetto il corpo femminile. La donna non ha avuto dalla natura un corpo per vincere l’abbondanza alimentare, ma un organismo per vincere la fame e la povertà alimentare.

Ridurre l’apporto energetico giornaliero è per la donna del terzo millennio un passaggio selettivo vitale, non solo un banale problema estetico.