Una volta si diceva bere troppo, adesso si parla di binge drinking (letteralmente «abbuffata alcolica»), ma la sostanza non cambia. Si tratta di un comportamento a rischio che deve destare allarme. Anche se non si arriva all’ubriachezza, ma si è solo brilli.

Perché, almeno questo è consolante, ubriacarsi in Italia è ancora considerato un comportamento negativo e pericoloso anche dai ragazzi.
L’ebbrezza, invece, è vissuta, soprattutto dai giovani, una sorta di collante sociale, utile per rilassarsi e poter stare al meglio in compagnia e questo anche negli adolescenti, dove il fenomeno del binge drinking sta prendendo sempre più piede.

Stando ai dati disponibili, le dichiarazioni di episodi di “abbuffate alcoliche” tra giovani e giovanissimi (15-24 anni), sono del 35,5 per cento, appena al di sotto della media europea, mentre quelli relativi a episodi di ubriacatura (13 per cento) restano tra i più bassi d’Europa..

Convenzionalmente si parla di eccesso a partire dalle cinque bevande alcoliche consumate in un’unica occasione: fino a quattro si è ancora dentro limiti accettabili (almeno se non avviene di frequente, vien voglia di aggiungere), oltre è troppo e basta.

Ma il vero problema è che il fatto di raggiungere o meno l’ubriachezza non fa molta differenza sul piano delle conseguenze per la salute. Lo stato di ebbrezza è già di per sé sintomo di un impatto sul sistema nervoso centrale e, quindi, di un’eccessiva assunzione di alcol. E se accade di frequente i danni sono assolutamente paragonabili.

Attenzione quindi a non farsi prendere la mano dalle vacanze con il loro susseguirsi di serate fuori e la possibilità di far tardi e dormire al mattino. Qualche bevuta ci sta, magari non proprio tutte le sere, ma cercando di restare ben al di sotto dei 5 drink a serata.

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