Ad una bimba malata di cancro è stato negato il permesso di essere portata in Israele dai suoi genitori, per essere sottoposta ad un trattamento definito molecolare, presso il medico di Tel Aviv che avrebbe promesso di guarirla. Il divieto è stato imposto dai giudici del tribunale per i minorenni di Milano, su segnalazione dell’Istituto dei Tumori del capoluogo lombardo.

Secondo i giudici, la bimba malata di cancro – soffre di glioblastoma diffuso della linea mediana, un tumore al cervello piuttosto aggressivo – non dovrebbe affrontare quello che viene comunemente definito viaggio della speranza senza alcuna garanzia di successo per interrompere una cura che in qualche modo stava dando i suoi frutti, portando ad un regressione della massa tumorale.

Secondo i medici che seguono la bimba malata di cancro, il tumore è regredito grazie alla chemioterapia e la piccola avrebbe mostrato anche un eccellente recupero neurologico, senza subire alcun effetto collaterale tipico della chemioterapia. Nonostante questo, però, sembra che i genitori della bambina abbiano voluto ottenere il parere di altri esperti internazionali, tra cui proprio il medico di Tel Aviv. Da qui la decisione di partire alla volta di Israele e da qui la decisione dell’Istituto dei Tumori di Milano di rivolgersi al Tribunale per ottenere un provvedimento che non consentisse l’interruzione delle cure avviate in Italia.

Il Tribunale per i minorenni ha infatti stabilito di vietare il trasferimento della piccola paziente in quanto la decisione dei genitori avrebbe potuto essere viziata dalle difficili condizioni emotive degli stessi, che avrebbero portato all’interruzione di una terapia farmacologica efficace per affrontare un viaggio della speranza che non avrebbe avuto alcun tipo di garanzie cliniche.

Secondo Ciro Cascione, capo della procura per i minori: “La libertà di cura  non è in discussione, ma il genitore deve avere consapevolezza delle scelte terapeutiche nell’interesse del bambino. Se, come in questo caso, si esce dal tracciato dei protocolli scientifici riconosciuti, dobbiamo intervenire“.