Il Biancospino (nome scientifico Crataegus oxyacantha) è una pianta perenne appartenente alla famiglia delle Rosaceae, ampiamente impiegata nella cura del sistema circolatorio. Si tratta di un arbusto spinoso, i cui fiori, di colore bianco-rosato e molto profumati, compaiono in primavera, mentre i frutti, piccole bacche rosse, decorano la pianta nel periodo invernale.

In fitoterapia, il Biancospino viene utilizzato sottoforma di estratti secchi, tisane, decotti, polveri, estratto fluido e tintura madre. L’estratto di biancospino contiene essenzialmente flavonoidi (rutina, vicemina -1, iperoside, orientina, vitexinae e quercetina); acidi fenolici, precisamente acido clorogenico e acido caffeico; olii essenziali; acido ascorbico; colina; tiramina; tannini, ma anche sali minerali, in particolar modo potassio.

Per secoli la pianta è stata utilizzata per delimitare i campi, ed è tutt’oggi molto apprezzato come ornamentale, tuttavia si tratta di un arbusto dalle molte proprietà benefiche: frutti, fiori e foglie possono essere utilizzati per realizzare infusi, tisane e lozioni calmanti e antinfiammatorie, ma il principale beneficio che si può trarre dalla pianta riguarda l’apparato cardiovascolare. In sintesi, si potrebbe definire la pianta “alleata del cuore” e “ideale per il relax”.

Proprietà del Biancospino

Il biancospino è da sempre conosciuto come “la pianta del cuore” per eccellenza: dai fiori e dalle foglie essiccati si ricavano flavonoidi e proantocianidoli, in grado di intrappolare ed eliminare i radicali liberi, svolgendo una buona azione antiossidante e di grande aiuto nella prevenzione di malattie cardiovascolari. Gli stessi flavonoidi, inducono inoltre la dilatazione dei vasi sanguigni addominali e coronarici, abbassando la pressione arteriosa. Il ricorso al Biancospino è quindi indicato in casi di ipertensione, lieve o moderata, specie se di origine nervosa. La pianta è infatti molto apprezzata in caso di tachicardia, nervosismo e ipereccitabilità, specie quando presentano ripercussioni a livello del cuore. In sinergia con i tannini, i flavonoidi contenuti nel Biancospino agiscono di fatto a livello del sistema nervoso centrale, con ottimi risultati in pazienti molto nervosi, nei quali riduce l’emotività, lo stato di tensione e migliora il sonno. Ma il Biancospino diminuisce anche in modo sensibile la frequenza dei battiti del cuore, rivelandosi utile in caso di angina.

La pianta ha inoltre proprietà cardiotoniche, dovute alla presenza di proantocianidoli, che agiscono sul potenziamento della forza contrattile dell’organo e sulle alterazioni della sua funzionalità. Questi componenti riducono tachicardia, extrasistole e aritmie, prevenendo complicanze specialmente in pazienti anziani, a rischio di angina pectoris o infarto.

La vitexina agisce infine come spasmolitico, sedativo e ansiolitico naturale, rendendo la pianta un fedele alleato nel controllare l’eccessiva emotività, gli stati d’ansia, agitazione e angoscia, producendo sensibili miglioramenti anche in caso di digestione difficile dovuta a stress e nei disturbi della menopausa.

Per quanto riguarda l’uso topico, il Biancospino vanta poi ottimi effetti cicatrizzanti sulle ferite e riduce le infiammazioni cutanee, mentre l’infuso ottenuto con i fiori e il decotto ricavato dai frutti, se utilizzati per risciacqui e gargarismi, rappresentano ottimi antinfiammatori  per bocca e gengive.

Controindicazioni

Gli effetti indesiderati del Biancospino sono molto rari e riguardano principalmente disturbi allo stomaco, soprattutto in pazienti che soffrono di gastrite e ulcera peptica. Il Biancospino può tuttavia produrre effetti collaterali come reazioni di ipersensibilità e il suo impiego è sconsigliato in caso di pressione bassa e in soggetti la cui frequenza cardiaca è inferiore a 60 battiti al minuto (bradicardia), durante la gravidanza e l’allattamento. Ne è invece consigliata l’assunzione sotto stretto controllo del medico quando si assumono beta-bloccanti, sostanze di derivazione digitalica o farmaci ad azione bradicardizzante, onde evitare un potenziamento dell’effetto finale.