Agrume tipico del Sud Italia, il bergamotto (Citrus Bergamia Risso) rientra nel genere Citrus ed appartiene famiglia degli agrumi. I suoi frutti, grandi poco più di un’arancia, da verdi diventano gialli una volta maturi e si compongono di tre parti: la buccia, ricca di olio essenziale, il mesocarpo (il tessuto compatto bianco-giallognolo che si trova sotto la buccia) e la polpa, divisa in una decina di spicchi contenenti semi.

Frutto da secoli noto alla medicina popolare, non è tanto apprezzato per il gusto (piuttosto acido ed amarognolo), quanto per le sue numerose proprietà, legate in larga parte alla presenza di flavonoidi. A differenza degli altri “citrus”, pur essendo commestibile, il frutto viene quindi prevalentemente utilizzato per estrarne un olio essenziale molto profumato e pregiato, utilizzato per addolcire tè e infusi, largamente impiegato nel settore cosmetico (è presente in moltissimi profumi, shampoo, bagno doccia e creme), ma apprezzato anche in fitoterapia. L’estratto di bergamotto (essenza) si utilizza nel trattamento di depressioni, psoriasi, ustioni e ferite, mentre a piccole dosi (1 -2 gocce al giorno) può essere assunto diluito in acqua come balsamico delle vie respiratorie. Funge inoltre come stimolante dell’appetito e delle funzioni epato-pancreatiche; contrasta tachicardia e ipertensione arteriosa; è utile contro stomatiti e gengiviti ed il suo succo risulta efficace nel ridurre il colesterolo LDL (o colesterolo cattivo), proprietà comprovata, in particolare, da uno studio dell’Università Magna Grecia di Catanzaro, quindi pubblicato sul Journal of Functional Foods nel febbraio 2014.

La ricerca ha evidenziato come un gruppo di enzimi noti con la sigla HMGF (idrossi flavononi glutaril metile) siano in grado di contrastare l’azione dannosa di alcune proteine ritenute essere causa di malattie cardiache, dimostrando, di conseguenza, come il bergamotto agisca in maniera analoga alle statine (noto farmaco per il controllo del colesterolo), senza tuttavia manifestare i relativi effetti collaterali. Nello specifico, il bergamotto non solo sarebbe in grado di  ridurre i livelli di colesterolo LDL, ma anche di aumentare quelli del colesterolo HDL, ovvero il colesterolo buono. Somministrando una o più porzioni da 500 mg di estratto di bergamotto a individui con colesterolo alto, in 30 giorni si è infatti ottenuto un aumento del 42% del colesterolo buono e una diminuzione del 38% di quello cattivo, oltre all’abbassamento dei livelli di trigliceridi e della glicemia. In particolare, l’effetto antiossidante del bergamotto è stato paragonato a quello della vitamina E, ed è legato alla presenza di antocianosidi, brutieridina e mellitidina,  sostanze che, tra l’altro, contribuiscono alla prevenzione dell’aterosclerosi. In sostanza, il bergamotto è un potente antiossidante e quindi in grado di proteggere dai radicali liberi, mentre i flavonoidi in esso contenuti agiscono bloccando un enzima chiave nella produzione dello stesso colesterolo. L’agrume si configura così come un potente alleato della salute umana, poiché livelli eccessivi di colesterolo e trigliceridi causano un’importante innalzamento del rischio cardiovascolare.

Le capsule di estratto di bergamotto sono facilmente reperibili in farmacia o erboristeria, è sempre consigliabile tuttavia chiedere consiglio al proprio medico prima di intraprendere la terapia.