Inaugurato un nuovo reparto al Bambino Gesù di Roma: nella struttura ospedaliera pediatrica della Santa Sede sono stati aperti ben 300 metri quadrati dedicati al trapianto di midollo e alle terapie cellulari oncologiche, riconfermandosi così una delle eccellenze a livello europeo.

Già aperto da qualche giorno, ma inaugurato ufficialmente oggi davanti alla presenza del ministro della Salute Beatrice Lorenzin e della presidente dell’Ospedale della Santa Sede Mariella Enoc, il nuovo reparto “Trapianto Emopoietico e Terapie Cellulari” sarà dedicato a tutti i piccoli pazienti che soffrono di patologie neoplasiche tra leucemie acute e malattie genetiche (come talassemie, anemie di Fanconi e immunodeficienze gravi) le quali, appunto, necessitano di un trapianto di cellule staminali emopoietiche per riuscire a guarire.

Un reparto reso ancora più unico grazie alla presenza di sette posti letto “ad alta tecnologia”, con sistemi di monitoraggio per i pazienti e allarmi posizionati sia fuori che dentro le stanze e monitor di controllo sia nell’area medici che in quella degli infermieri: questi sono collocati in apposite stanze che permettono il completo “isolamento ambientale”, il quale vede un apposito percorso per i genitori i quali, prima di entrare in reparto, devono lavarsi e cambiarsi indossando poi degli indumenti sterili che si trovano in una stanza ad hoc.

Nel nuovo reparto, però, non mancano certamente di tutti i confort alloggiativi che dispongono di grandi spazi oltre che a un bagno personale. Ogni letto nelle stanze è dotato di multiple prese d’aria compressa, aspirazione e ossigeno come in terapia intensiva: fattori, questi, che permettono ai pazienti – al bisogno – di essere trattati in maniera subintensiva/intensiva senza essere trasferiti in un altro reparto.

Con queste nuove 7 degenze il totale dei posti letto per i trapianti di midollo all’interno del Dipartimento (diretto dal prof. Franco Locatelli) arriva a 13, in quanto 6 erano già esistenti.

Bambino Gesù: un’eccellenza di livello europeo

Ogni anno all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù vengono effettuati dai 140 ai 150 trapianti di midollo, uno tra i numeri più alti in Europa: questo dato, infatti, sarebbe pari a un quarto dell’attività trapiantologica solamente in Italia. Solo nel 2015, come spiega il comunicato ufficiale, sarebbero stati effettuati 111 trapianti di midollo allogenico e 32 di midollo autologo: dal 2010 ad oggi sono stati stimati qualcosa come oltre 800 trapianti di cellule emopoietiche.

La maggior parte dei pazienti che sono in cura presso la struttura ospedaliera provengono sempre dal Bel Paese, ma una percentuale arriva anche dall’estero: Nel 2015, presso il dipartimento di di Onco-ematologia pediatrica e Medicina Trasfusionale, sono stati presi in carico 363 nuovi pazienti (di cui 76 leucemici). Di questi, il 60% proveniva da fuori regione, il 205 dallo stesso Lazio, mentre il 20% da un paese estero.

Bambino Gesù: le innovazioni presenti e future

Oltre alle terapie cellulari e trapianti del midollo, nel corso degli anni la struttura ha portato avanti altri approcci terapeutici innovativi: uno degli ultimi riguarda il trapiando aploidentico, con l’infusioni di linfociti Ttrasdotti con il gene suicida della caspasi 9 inducibile circa 14 giorni dopo il trapianto”. Questo, spiega la struttura tramite il comunicato stampa “permette di ridurre il rischio di infezioni severe nei primi 3 mesi dopo il trapianto e di ridurre il rischio di ricaduta nei pazienti con leucemia acuta”.

Nel breve tempo inizierà anche un arruolamento di pazienti affetti da talassemia attraverso un protocollo di terapia genetica con lo scopo di andare a modificare il difetto genetico “direttamente all’interno delle cellule staminali del bambino”: in questo modo, spiega la struttura, si otterrà una normale produzione di emoglobina. Sempre entro il 2016, inoltre, saranno posti a trattamento i pazienti affetti da leucemia linfoblastica acuta o affetti da alcuni tipi di tumori solidi (come il neuroblastoma) i quali, non rispondendo alla classica chemioterapia, necessitano di “approcci” di immunoterapia cellulare: in questo caso, spiega il comunicato, per la prima volta nel Paese saranno selezionati in laboratorio dei linfociti T trasdotti con un recettore chimerico (CAR-T cell) “che avranno come bersaglio mirato una molecola espressa solo dal tumore in questione”.