La balbuzie è un disturbo del linguaggio piuttosto comune, che scolpisce l’1% della popolazione adulta. Le sue manifestazioni variano da un individuo all’altro ma, in generale, sono caratterizzate dalla ripetizione di alcuni suoni, con pause di esitazione e con il prolungamento di sillabe nella pronuncia delle parole. Viene curata con la terapia della parola e del linguaggio, che mira ad accrescere la fiducia in se stessi e a promuovere le abilità sociali, a migliorare le capacità comunicative e ad acquisire padronanza sulla fluidità del discorso.

SINTOMI

  • Esitazione, prolungamento e ripetizione nella pronuncia di parole o suoni

FATTORI PREDISPONENTI

FATTORI SCATENANTI

  • Affaticamento
  • Situazioni stressanti, come parlare al telefono o in pubblico

PERCHE’ INSORGE LA BALBUZIE?

La produzione del linguaggio è un processo di grande complessità che comporta l’azione di 37 muscoli e di migliaia di nervi. La balbuzie è un disturbo molto variabile e imputabile non a un unico fattore a, ma un insieme di elementi che variano da un individuo all’altro. È più frequente negli uomini rispetto alle donne e in chi ha parenti stretti che ne sono affetti. Talvolta vi contribuiscono situazioni di stress vissute durante l’infanzia. La balbuzie appare più marcata quando la persona è stressata, affaticata o si trova in particolari situazioni.

L’INSORGERE DELLA BALBUZIE

La balbuzie inizia a manifestarsi generalmente nella prima infanzia (tra i 2 e i 6 anni di età), quando non procura grande preoccupazione al bambino in quanto è facilmente mascherabile: nella fase di apprendimento del linguaggio, tutti i bambini tendono a esitare nel pronunciare le parole e a ripetere i suoni. Oltre  i 12 anni può iniziare a destare preoccupazione. Nell’adolescenza e nell’età adulta, i disturbi della parola e la mancanza di fluidità della produzione orale possono produrre frustrazione e imbarazzo, minando la fiducia in se stessi.

IL CIRCOLO VIZIOSO

Il processo di produzione linguistica orale comprende una fase di “pianificazione” e una fase di “articolazione”, dalla cui sincronia dipende l’efficacia del discorso. Se le due fasi sono separate da un intervallo di tempo troppo lungo, la sincronia risulta alterata e può causare balbuzie. E’ possibile che a ciò contribuisca all’eccessivo autocontrollo del soggetto. La persona balbuziente si troverebbe prigioniera di un circolo vizioso in cui, consapevole del proprio difetto e timorosa di compiere errori, non farebbe che accrescere la balbuzie.

L’IMAGING CEREBRALE

Le ricerche condotte con la tecnica della stimolazione magnetica transcranica (TMS) rivelano la possibile esistenza di un “interruttore neurologico” cerebrale capace di condizionare il nostro controllo sul discorso. La teoria sembra trovare conferma nel fatto che la presenza di altre persone attiva nei balbuzienti un meccanismo che induce a balbettare. Le immagini ottenute con la PET  (tomografia a emissioni di positroni) fanno ipotizzare inoltre che, quando cercano di parlare, le persone balbuzienti utilizzino non l’emisfero sinistro del cervello, di norma più attivo nella produzione del linguaggio, bensì l’emisfero destro, che interferirebbe negativamente con la produzione orale.

COME AIUTARE IL BAMBINO

I logopedisti consigliano quanto segue:

  • Incoraggiare tutti i membri della famiglia a parlare a turno. Se il bambino piccolo è continuamente interrotto dai fratelli maggiori, rischia di non avere modo di fare pratica sufficiente.
  • Concedere piena attenzione al bambino: guardarlo negli occhi e parlargli con calma e lentezza.
  • Giocare con il bambino  e conversare a lungo con lui.
  • Ascoltare con attenzione ciò che dice e reagire positivamente, senza criticarlo.
  • Dargli l’opportunità di parlare volontariamente, anziché continuare a porgli domande.
  • Stabilire una routine quotidiana e fare in modo che la vita familiare sia tranquilla, per evitare che il bambino si senta sotto pressione e costretto a fare in fretta.
  • Lodarlo quando fa bene qualcosa per incoraggiare in lui il senso di fiducia e di autostima.