L’avena (Avena sativa), comunemente chiamata biada, è una straordinaria pianticella erbacea annuale, della famiglia delle Graminacee, alta da 80 cm a 1 metro, i cui usi per la nostra alimentazione (e non solo la nostra) e salute sono innumerevoli. L’avena ha fiori piccoli, quasi insignificanti, riuniti in una pannocchietta ricadente, che compaiono da aprile a giugno. I frutti, detti cariossidi, sono di forma ellittica e allungata, ed hanno un caratteristico solco laterale.

L’avena ha una lunga storia e molte leggende che la accompagnano: da cibo per i barbari ad essere considerata l’Erba del Diavolo, oggi è stata riabilitata e possiamo trovare moltissimi prodotti da forno a base di avena. Pensiamo al buonissimo pane d’avena, oppure ai pudding di latte e cereali.

AVENA: I FONDAMENTALI

Già dall’età del bronzo, l’avena era largamente coltivata nell’Europa orientale, sia come alimento che come foraggio per i cavalli. Si trova nei pascoli e nei luoghi erbosi e viene seminata in grandi estensioni, come il grano e la segale. Dell’avena si utilizza l’intera pianta come foraggio per gli animali e solo i frutti per l’alimentazione umana. La pianta si taglia in primavera, prima della fioritura, mentre i frutti a fine estate. Come tutte le granaglie secche, si può conservare in sacchetti (meglio se in fibra naturale) o in barattoli.

IL CIBO PER I BARBARI

L’avena è sempre stata considerata un cereale minore, talvolta addirittura infestante, e comunque poco adatta a essere usata come cibo per gli uomini. Presso nessun popolo dell’area del Mediterraneo, di fatto, l’avena riscosse mai grandi successi anche se di certo era ben nota, dato che molto spesso veniva usata come foraggio. Adatta per gli animali insomma, ma non per l’uomo. Così per greci e romani era addirittura inconcepibile il fatto che i popoli barbari si cibassero di una specie di pappa tra i cui ingredienti figurava anche l’avena. Ma perché tanta ostilità per questa pianta che pure riassume in sé proprietà nutritive e medicinali?

La spiegazione risiede forse nel fatto che le civiltà antiche identificavano in modo indissolubile il cereale principale che compariva sulle loro mense con la divinità delle messi, la dea dell’abbondanza: la presenza di un cereale diverso era temuta come una vera usurpazione, un pericolo per quello che era considerato uno dei beni maggiori per l’uomo. L’avena doveva sembrare particolarmente temibile da questo punto di vista data la sua capacità di diffondersi rapidamente.

L’ERBA DEL DIAVOLO

Esiste una favoletta di origine francese che ancora ci riporta echi di questa antica “antipatia” nei confronti dell’avena: in essa si narra che il diavolo, poco dopo la creazione del mondo, andò da Dio a lamentarsi per l’ingiustizia che era stata fatta nei suoi confronti: gli uomini nel paradiso terrestre avevano ricevuto 4 doni preziosi per sfamarsi (il grano, la segale, l’orzo e l’avena), mentre a lui non era stato dato niente. Fu così che Dio regalò uno dei cereali, l’avena, al diavolo. Solo in un secondo momento l’avena fu restituita all’uomo, ma c’era poco da fare: essa rimase bollata come erba del diavolo.

UNA PIANTA RIABILITATA

Anche se fin qui ho descritto gli apparenti difetti di questo cereale e il suo cattivo rapporto con le mense degli uomini, non va dimenticato che in passato l’avena, anche se non diffusamente, era impiegata come erba medicinale. Oggi, liberati da preconcetti, siamo in grado di rivalutare questa preziosa pianta che, dopotutto, può essere riabilitata a pieno titolo dal momento che ha tutte le carte in regola per essere una preziosa “amica dell’uomo”.