Nessuna correlazione tra autismo e il vaccino pediatrico trivalente per morbillo, parotite e rosolia (Mpr): a stabilirlo è la procura di Trani la quale, alla fine di una lunga inchiesta, è arrivata alla conclusione secondo la quale il vaccino (la cui somministrazione non è obbligatoria), non sarebbe legato all’insorgenza della malattia.

Le indagini epidemiologiche, coordinate dal pm Michele Ruggero e andate avanti negli ultimi due anni dopo la denuncia da parte di una coppia i cui figli sono entrambi malati di autismo, hanno escluso il fatto che vi possa essere una correlazione tra le due parti stabilendo che, al contrario, i casi di autismo avrebbero colpito anche dei bambini non sottoposti al vaccino.

Per questo motivo lo stesso pm starebbe per chiedere l’archiviazione del caso citando “lesioni personali gravissime” a carico di ignoti.

Smentite, quindi, le dichiarazioni fatte anche da alcuni degli organi più importanti della sanità mondiale: nonostante già da tempo viene ribadita la non correlazione tra autismo e vaccini trivalenti, istituzioni scientifiche mondiale come l’Oms, Acip (Advisory committee on immunization practices) e Aafp (the American academy of family physicians) hanno in precedenza dichiarato il contrario.

Ad essere criticate in particolare sono le linee guida stilate d queste ultime le quali, sempre secondo i consulenti della procura di trani “non sembrano assolutamente adeguate per promuovere una corretta sicurezza vaccinale”. Queste, infatti, secondo gli esperti, avrebbero solamente un fine, ovvero quello di “promuovere le vaccinazioni pediatriche focalizzandosi semplicemente sulla loro utilità nell’evitare quella specifica patologia per cui il vaccino è stato preparato” spiegando come, secondo loro, l’Oms non faccia altro che dimenticare di consigliare “una attenta e dettagliata raccolta anamnestica delle condizioni fisiologiche e patologiche del bambino, ma anche dei suoi familiari, unitamente ad una valutazione dell’ambiente in cui vive, su come viene alimentato e trattato e sulle caratteristiche psico-comportamentali dei genitori”.

Come se non bastasse, continuano gli esperti, a questo tende ad associarsi una disattenzione frequente circa le condizioni del bambinonei 40 giorni antecedenti l’inoculo vaccinale in relazione a comparsa di febbre, virosi, patologie esantematiche fruste, somministrazioni anche estemporanee di farmaci a qualunque livello immuno-interferenti quali, ad esempio, steroidi anche in formulazioni topica dermatologica, anche banali patologie, contratte in ambito scolastico o da nido materno”.