L’assenzio (nome botanico Artemisia absinthium) è una pianta perenne rizomatosa, apprezzata fin dall’antichità per le sue numerose proprietà medicamentose, tanto da essere nota anche come “erba santa”. In effetti, il nome del genere “Artemisia” pare derivare proprio da Artemide, dea protettrice delle piante medicinali che giovano alle donne, le quali usavano l’erba per regolare il ciclo mestruale o, all’occorrenza, come abortivo. L’assenzio agisce tuttavia anche come stimolante dell’appetito, digestivo e vermifugo, ma in dosi eccessive risulta anche altamente tossico.

Per quanto riguarda la composizione chimica, l’assenzio contiene lattoni sesquiterpenici, che gli conferiscono il tipico gusto amaro; olio essenziale dalla composizione variabile,  ma contenente in prevalenza β-thujone e in quantità inferiore α-thujone, da cui deriva la tossicità della pianta; glucosidi flavonolici; acidi fenolici e tannini.

Un tempo celebre, il liquore d’assenzio è oggi proibito in quasi tutti i Paesi, in quanto l’ olio essenziale in esso contenuto, in alte dosi si rivela velenoso. Fortissimo (70-80 gradi alcolici) e dal tipico color smeraldo, il liquore d’assenzio, conosciuto anche come a “fata verde”, dava una straordinaria sensazione di forza e lucidità, oltre ad avere fama di potente afrodisiaco, divenendo così in breve tempo l’ispiratore del modo di vivere bohemiènne e la bevanda preferita dagli intellettuali parigini, che lo utilizzavano per raggiungere una sorta di trance creativa. L’Assenzio come inebriante è stato celebrato da Shakespeare, Manet, Degas, Van Gogh, Toulouse Lautrec, Baudelaire, Verlaine, Rimbaud ed i poeti “maledetti”, che solevano scrivere perdendosi tra i suoi fumi.

In passato si riteneva che l’abuso di tale bevanda fosse responsabile dell’insorgenza di “absintismo”, sindrome caratterizzata da un’iniziale sensazione di benessere seguita da allucinazioni e episodi convulsivi. Recentemente è stato invece chiarito come tali fenomeni fossero non tanto legati al contenuto di tujone, quanto all’assunzione cronica di un alcolico caratterizzato da elevata gradazione e dalla presenza di  svariate erbe tossiche (Acorus calamus, Tanacetum vulgare), zinco, rame o cloruro di antimonio. L’antico liquore, che in pochi anni divenne una vera e propria piaga sociale, venne così proibito ed attualmente l’assenzio trova impiego come costituente di numerosi amari e digestivi, oltre che del famoso Vermouth, vino liquoroso dal gradevole sapore amaro-tonico, privo degli oli essenziali della pianta e quindi non nocivo. Proprio per la sua proprietà digestiva, la pianta è ingrediente di bevande alcoliche e non, ma è anche utilizzato per stimolare l’appetito, nei disturbi del canale digerente, in caso di ipocloridria o gastriti con ridotta produzione di succhi gastrici ed apprezzata è la sua azione carminativa ed antispastica a livello intestinale e biliare. Trova minor impiego invece come vermifugo e come emmenagogo (regola il flusso mestruale), azione quest’ultima dovuta al tujone. L’assenzio esercita poi un effetto protettivo a livello epatico, parzialmente associato all’inibizione degli enzimi microsomiali epatici. Curioso infine l’impiego dell’erba per combattere le pulci dei cani e per allontanare le coccinelle dal giardino. Inoltre essiccato è un ottimo antitarme.

Assenzio: controindicazioni ed effetti collaterali

Il ricorso a rimedi e bevande a base di assenzio è controindicato in caso di ulcere gastriche e duodenali, gravidanza e allattamento, gastrite, epilessia ed ipersensibilità accertata verso uno o più componenti. Nessun effetto indesiderato è invece riscontrato se assunto nelle modalità e dosi raccomandate. In caso di sovradosaggio, i principali effetti collaterali vanno tuttavia da semplici sintomi quali nausea, vomito, diarrea, spossatezza e crampi addominali, fino a  difficoltà respiratorie, ipotensione e diminuzione del ritmo cardiaco. Ad alte dosi l’assenzio rivela infatti le sue proprietà di droga e diviene tossico per l’organismo a causa dell’effetto del tuiolo, sostanza dalle intense proprietà eccitanti sul sistema nervoso centrale. A dosaggi elevati e a seguito di assunzione prolungata, l’assenzio si rivela quindi potenzialmente neurotossico.

Le foglie di assenzio sono inoltre molto aromatiche e se mangiate hanno un forte sapore amaro. Allo stesso modo, le tisane a base di assenzio sono particolarmente amare, consigliabile, quindi, utilizzare l’estratto fluido.