L’artrite reumatoide è una malattia infiammatoria cronica di origine autoimmune, ovvero scatenata da una anomala reazione del sistema immunitario che “attacca” le articolazioni del corpo. Si tratta della forma più comune di artrite infiammatoria e interessa circa lo 0.5% della popolazione adulta. Essa si manifesta più frequentemente tra i 40 e i 60 anni di età, prediligendo il sesso femminile, con una sintomatologia improvvisa che va progressivamente aggravandosi fino a produrre vere e proprie deformità ossee.

Sintomi dell’artrite reumatoide

L’artrite reumatoide è una malattia cronica che provoca dolore, tumefazione e rigidità articolare con limitazione del range del movimento e della funzione delle articolazioni interessate. Sebbene l’articolazione sia la parte dell’organismo più coinvolta, l’infiammazione può svilupparsi anche in organi interni (come polmoni, reni, cuore, sistema nervoso, vasi sanguigni, occhi). Le articolazioni più frequentemente coinvolte sono quelle piccole delle dita delle mani, i polsi, i piedi, le ginocchia e le caviglie; più raro è il coinvolgimento di spalle, gomiti e rachide. L’interessamento è inoltre abitualmente simmetrico: se è coinvolto il polso destro lo sarà anche il sinistro.

In molti casi i sintomi compaiono gradualmente (nel corso di settimane o mesi): di solito il paziente avverte al mattino una rigidità nei movimenti delle mani, o comunque delle articolazioni interessate, che migliora nel corso della giornata. Questo disturbo inizialmente può essere periodico, per poi diventare persistente e associarsi a dolore e gonfiore. I sintomi indicativi della malattia sono dunque:

  • rigidità articolare, soprattutto al mattino;
  • arrossamento della pelle in corrispondenza delle aree colpite;
  • tumefazione, edema delle articolazioni di mani, piedi  e dita;
  • dolore articolare anche intenso;
  • difficoltà nei movimenti;
  • diminuzione della forza fisica;
  • comparsa di cisti ossee e calcificazioni che deformano le articolazioni.

Il paziente può inoltre riferire sintomi “extra-articolari”, indicativi di un coinvolgimento sistemico della malattia. Fra questi:

  • stanchezza;
  • malessere generale;
  • perdita di peso;
  • indolenzimento muscolare (mialgie);
  • febbre;
  • secchezza degli occhi e della bocca (condizione nota come sindrome di Sjogren secondaria all’artrite reumatoide);
  • anemia;
  • infiammazione dei tendini;
  • presenza di piccole nodosità dolenti note come “noduli reumatoidi” che compaiono comunemente sotto la cute dei gomiti e degli avambracci.

Cure per l’artrite reumatoide

Dal momento che non esiste una cura definitiva, obiettivo dei trattamenti è quello di ridurre i sintomi del paziente e migliorare la disabilità attraverso una terapia medica appropriata. In questo senso, i progressi fatti negli ultimi 25 anni sono enormi, tanto da garantire al paziente un soddisfacente controllo dei sintomi e la possibilità di conservare i normali ritmi della routine quotidiana.

Non esiste ancora un singolo farmaco efficace per tutti i pazienti e spesso molti di essi devono ricorrere a diverse modifiche terapeutiche nel corso della malattia. Il trattamento ideale richiede una diagnosi precoce, quando la malattia è ancora in fase iniziale, ed un trattamento aggressivo. Per ridurre rapidamente l’infiammazione articolare e l’intensità dei sintomi, la terapia inizialmente si avvale dei farmaci antinfiammatori non steroidei (cosiddetti FANS), come ibuprofene, naprossene, diclofenac, ketoprofene e i più recenti COX2-inibitori (celecoxib, etoricoxib). Inoltre, i corticosteroidi come il prednisone possono essere somministrati per bocca o per via intrarticolare.

I pazienti che invece presentano già tumefazione articolare persistente non rispondono alla sola terapia con FANS e corticosteroidi, per cui solitamente iniziano il trattamento con i farmaci anti-reumatici (i cosiddetti DMARDs) che migliorano notevolmente i sintomi, la funzionalità articolare e la qualità di vita in generale.

Negli ultimi anni il trattamento delle artropatie infiammatorie si avvale inoltre dell’uso di farmaci noti come modificatori della risposta biologica o “agenti biologici”, che agiscono specificatamente su  alcune molecole prodotte da cellule del sistema immunitario e che determinano l’infiammazione e il danno articolare e degli organi eventualmente coinvolti. Tali farmaci fungono anche da DMARDs, poiché rallentano la progressione della malattia e vengono somministrati al fallimento delle terapie convenzionali.

Il trattamento ideale richiede, comunque, un approccio multispecialistico con la collaborazione tra reumatologi, medici di medicina generale, ortopedici e fisiatri. Svolgere moderata attività fisica e alimentarsi bene – evitando cibi troppo elaborati e zuccherini e prediligendo frutta, verdura, legumi e cereali integrali – sono inoltre buone abitudini che possono contribuire a migliorare la risposta dell’organismo alla cura farmacologica e facilitare il pieno recupero della funzionalità articolare.

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