Dopo farine a base di cavallette e grilli, paste di micro alghe e meduse disidratate o in salamoia, proposte in occasione di Expo 2015, ecco che arriva un altro cibo del futuro: una barretta energetica base di larve.

Se bene solo a dirlo può provocare in molti una sensazione di disgusto questa barretta, creata da due giovani ricercatori, Stefan Klettenhammer insieme a Meinrand Kosh della Società Svizzera di Scienza e Tecnologia degli Alimenti,è stata premiata dall’Accademia svizzera delle scienze tecniche. La barretta al müsli, che anche alla vista – dato che l’ingrediente è ben sminuzzato – sembra una classica energy bar ricca di proteine come quelle comunemente utilizzate da molti sportivi, in realtà nasconde una sorpresa per nulla “ordinaria” per i menù occidentali ma, assicurano i due giovani, il sapore è molto simile a quello delle classiche barrette che vengono mangiate quotidianamente.

Questa, come sottolinea Klettenhammer, “contiene il 23% di proteine, di cui la metà proviene da vermi della farina“. I vermi, infatti, prima di finire nella barretta vengono centrifugati per estrarre il 95% delle proteine con un risultato finale che non è altro se non una farina di un colore un po’ marroncino. “Gli insetti possono avere un sapore eccellente. Tutto dipende dalla preparazione e questo vale per molti cibi” ha dichiarato sempre Klettenhammer.

Tutto questo, però, avrebbe uno scopo, in quanto molto presto potrebbe risultare utile all’intera popolazione umana quando, nel 2050 la popolazione sarà aumentata fino a ben nove miliardi di abitanti.

“Nel 2050 sul nostro pianeta ci saranno circa 9 miliardi di abitanti.” Ha dichiarato, infatti, il giovane ricercatore all’Ansa, continuando “Per nutrirli la produzione agricola dovrà quasi raddoppiare, con pesanti effetti per l’ambiente. Salirà il prezzo di carne e verdure”. Proprio per questo motivo, a questo punto, toccherà agli insetti che, consumando poca energia danno però un ricco compenso di proteine, con una manodopera di allevamento “low-tech” e quindi, precisa, “facilmente realizzabile anche nei paesi poveri del mondo”.