Uno dei tormentoni estivi più gettonati in situazioni di lavoro costrette nelle quattro mura di un ufficio prima di abbandonarlo per le agognate ferie è quello dell’aria condizionata. Gli uomini lo vorrebbero “a manetta”, le donne al contrario fanno pressione per abbassare i condizionatori attrezzandosi alla meglio contro le temperature refrigeranti. Reiterati motivi di un’infinita guerra tra i sessi? No, semplice questione di differenza di metabolismo, come spiegato da una ricerca condotta da due studiosi olandesi appena pubblicata sulla rivista Nature Climate Change.

I due ricercatori hanno mostrato come la maggior parte dei termostati per edifici seguano un “modello di «comfort termico» sviluppato nel 1960“, che considera fattori come la temperatura dell’aria, la velocità dell’aria, la pressione del vapore, l’abbigliamento, utilizzando una versione dell’equazione sul comfort termico di Fanger.

PMV = [0.303e-0.036M + 0,028] {(M – W) – 3.96E-8ƒcl [(tcl + 273) 4 - (tr + 273) 4] – ƒclhc (tcl – ta) – 3.05 [5,73-,007 (M - W) - pa] – 0.42 [(M - W) - 58.15] – 0.0173M (5,87 – pa) – 0.0014M (34 – ta)}

Il problema è che il tasso metabolico a riposo (quanto velocemente si genera calore), è basato sui valori di un uomo di 40 anni, del peso di circa 70 chili mentre le donne hanno notoriamente valori metabolici di gran lunga inferiori, con notevoli rallentamenti. Secondo lo studio il modello in uso rischia di “sovrastimare la produzione di calore a riposo delle donne fino al 35 per cento“. Come spiegato dal fisico delle costruzioni alla Fontys University of Applied Sciences, dei Paesi Bassi, Joost van Hoof, interpellato dal New York Times “Se le donne hanno una minore necessità di raffreddamento significa in realtà che è possibile risparmiare energia, perché in questo momento stiamo rinfrescando l’aria come se fossimo di fronte solo a una popolazione maschile“.

I due ricercatori rilevano inoltre che il modello non tiene conto dei diversi guardaroba maschile e femminile: molti uomini indossano ancora giacca e cravatta in estate, ma diverse donne indossano gonne, sandali e vestiti ancor più leggeri. Senza considerare poi che il metabolismo varia da persona a persona, a seconda del peso, dell’età, etc. Lo scarto di temperatura che divide uomini e donne sarebbe di circa 4 gradi: 21 gradi in ufficio è l’ideale per gli uomini e 24 gradi per le donne, ma sono appunto valori di massima.

Boris Kingma, co-autore dello studio e biofisico presso il Maastricht University Medical Center in Olanda sostiene che “in molti edifici il consumo di energia è molto più alto perché lo standard è calibrato sulla produzione di calore del corpo degli uomini“, proseguendo “Se avessimo una visione più accurata della domanda termica delle persone presenti all’interno, allora sarebbe possibile progettare l’edificio in modo che si sprechi molta meno energia e questo significa che le emissioni di biossido di carbonio sarebbero inferiori“, e conclude: “Bisogna ridurre la discriminazione di genere in termini di «comfort termico», anche perché impostare le temperature su livelli leggermente più alti potrebbe contribuire a combattere il riscaldamento globale“.