Sempre più individui sono resistenti agli antibiotici: questo l’allarme lanciato in occasione della Giornata Europea dell’Antibiotico dai microbiologi clinici AMCLI (Associazione Microbiologi Clinici Italiani). Una minaccia sempre più concreta per la quale gli stessi ricordano come gli antibiotici siano una delle scoperte che hanno rivoluzionato la medicina moderna, rendendo possibile anche le cure per infezioni batteriche che, se non curate, potevano condurre alla morte del paziente.

Inoltre gli stessi vengono in aiuto ogni qualvolta vengono effettuate operazioni chirurgiche assai difficili tra terapie immunodepressive, impianti di protesi e trapianti di organo. Tuttavia ogni volta in cui si verificava l’introduzione di nuove molecole antibiotiche nella pratica clinica ecco che comparivano dei nuovi organismi di resistenza a rendere inefficace il tutto.

L’effetto che comporta è un aumento della durata della malattia, l’ innalzamento dei costi delle terapie – con una spesa di un miliardo all’anno per gli antibiotici a fronte dei 26 miliardi di spesa farmaceutica complessiva -, ma anche dell’ospedalizzazione e, soprattutto, aumenta anche la percentuale di mortalità legata alle infezioni. Un fenomeno sempre in aumento che non sta tardando a diventare una vera e propria minaccia per la salute pubblica mondiale. Tra i fenomeni sempre più complessi, anche la comorbilità (quando in una persona sono presenti due o più patologie di origine differente), ma anche l’evoluzione di molti batteri che sono in continuo cambiamento per quanto riguarda il loro DNA e le loro potenzialità infettive.

Una causa che si affianca a questo problema è il rallentamento nel campo della ricerca degli antibiotici, dove ne sono stati studiati ben pochi nuovi, e per il quale, secondo il presidente dell’Amcli Pierangelo Clerici “non è raro isolare ceppi batterici resistenti a quasi tutti, se non tutti, gli antibiotici che abbiamo a disposizione, che causano infezioni molto difficili da trattare” continuando “Si pensi alla Klebsiella carbapenemasi produttrice, o ai microrganismi resistenti ai beta-lattamici. L’Organizzazione mondiale della sanità, nel Rapporto globale sulla resistenza agli antibiotici recentemente pubblicato afferma che ‘un’era post-antibiotica in cui anche infezioni comuni possono essere mortali, lungi dall’essere una fantasia apocalittica, è una possibilità molto concreta per il XXI secolo’”. Secondo lo stesso, “occorre agire su un duplice binario” da una parte con lo studio delle nuove forme batteriche che si stanno sviluppando e dall’altro “dall’altro ottimizzare la collaborazione tra le diverse figure professionali che in ospedale possono concorrere alla migliore diagnosi dell’infezione e disegnare la strategia antibiotica effettivamente più efficace“.

Secondo alcune stime, per creare un nuovo antibiotico tra la fase di sperimentazione, l’eventuale autorizzazione e messa in commercio, ci vorrebbero più di dieci anni di lavoro con una somma che si aggira attorno a un miliardo di euro.

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