L’anoressia nervosa, o più comunemente “anoressia”, rientra fra i disturbi del comportamento alimentare (DCA), che interessano in Italia circa 3 milioni di persone. Il meccanismo che scatena la comparsa del fenomeno anoressico è un disturbo percettivo della propria immagine corporea, con il conseguente rifiuto di mantenere il proprio peso al di sopra del minimo normale. Le cause dell’anoressia sono tuttavia molteplici e possono interessare la sfera familiare, culturale, sociale, psicologica, psichiatrica, genetica, immunitaria e biologica. E’ questa infatti una malattia complessa, di lunga durata e dagli esiti spesso gravi, la cui causa si può propriamente definire “multifattoriale”.

Anoressia: segni precoci

L’esordio dell’anoressia è piuttosto sfumato sul piano sintomatologico e difficilmente riconoscibile anche dai familiari. Un basso peso corporeo, anche se non ancora patologico, associato alla colorazione giallo-arancio del palmo delle mani e della pianta dei piedi, può essere uno dei pochi sintomi fisici associati all’anoressia nervosa negli stadi precoci. Tale manifestazione potrebbe infatti derivare dall’abitudine di mangiare quasi esclusivamente vegetali, molti dei quali ricchi di carotenoidi, che si accumulano nella cute.

Nelle fasi di esordio dell’anoressia nervosa sono soprattutto alcuni sintomi di carattere psicologico, tradotti in azioni e stati d’animo peculiari, a far sospettare la malattia, ma, parlando di segni precoci, è sempre importante riferirli al proprio pediatra, per valutare se l’anoressia (intesa in questo caso con il significato di “inappetenza”) abbia cause organiche o se si tratti di un disturbo psicosomatico. In ambito psicologico, sono infatti da prendere in considerazione molte condizioni in cui i figli usano il rapporto con il cibo come comunicazione di un dissidio con i genitori.

Per queste ragioni, che riguardano la necessità di una diagnosi differenziale completa, è sempre bene ricordare ai genitori di non interpretare in maniera allarmistica l’elenco dei sintomi associabili all’anoressia, ma di leggerli in maniera impersonale, ricordando che potrebbero essere riferiti a molteplici cause.

In generale, è comunque importante che i genitori prestino attenzione al modo in cui il figlio/a si rapporta alla propria immagine corporea e all’alimentazione. Questi i parametri generali per valutare il modo con cui vive il rapporto col cibo:

  • il mangiare è vissuto con gioia, o al contrario con sospetto, come un elemento nocivo che fa perdere la stima di sé?
  • il bambino/ragazzo organizza intorno all’alimentazione dei rituali, come l’isolamento, lo spezzettare il cibo in tante piccole parti, con l’idea che “scivoli giù” meglio, o il nascondere il cibo in luoghi segreti?
  • la stima di sé è veicolata esclusivamente dall’immagine corporea?
  • il bambino/ragazzo mette in atto condotte di eliminazione (vomito autoindotto)?
  • il bambino/ragazzo controlla ossessivamente il peso sulla bilancia e si rifiuta di raggiungere un peso nella norma?

Sintomi fisici dell’anoressia conclamata

Dal punto di vista clinico, i sintomi dell’anoressia sono facili da identificare. Anzitutto, il dimagrimento, che può raggiungere una riduzione del peso iniziale del 15 o 20% (una ragazzina di 55 chili può perderne 8 o anche di più in poche settimane). Il dimagrimento è tuttavia in genere socialmente ben accetto e fonte di complimenti e incoraggiamenti, così le prime fasi della perdita di peso si consumano spesso in un clima di generale tranquillità. Quando però alla perdita di peso si accompagna l’amenorrea (l’assenza di mestruazioni), secondo principale sintomo dell’anoressia e campanello che di solito fa scattare l’allarme, la malattia ha già raggiunto uno stadio avanzato. A questo si accompagna:

  • bassa temperatura corporea;
  • bradicardia;
  • fragilità di unghie e capelli;
  • osteopenia;
  • ipotensione;
  • pelle secca.

Altri comportamenti abbastanza sintomatici sono associati a questa malattia:

  • l’adolescente s’impegna a fondo nello studio e, in maniera più generale, nella sfera intellettuale, colme la classica “bambina modello”;
  • spesso triste e irritabile, si disinteressa della vita affettiva e preferisce l’isolamento alle prime emozioni dell’amore;
  • ricorre ad altri mezzi per controllare il proprio peso: lassativi o diuretici, una pratica sportiva intensa o anche il vomito indotto (il 50% circa degli anoressici attraversa crisi di bulimia).

Nonostante la visibilità dei sintomi, raramente l’anoressia viene dunque affrontata fin dalle prime manifestazioni. Passano spesso due o tre anni prima della consultazione, ma più la malattia avanza, più i disturbi aumentano e più il processo della guarigione diventa difficile. L’anoressia assomiglia a una vera e propria droga, che poco a poco non lascia spazio a nessun altro centro di interesse, mentre tutta la vita si organizza intorno alla dipendenza.

Non sono pochi gli anoressici che muoiono a causa delle conseguenze della malattia, ma se si intraprende una terapia specifica, dopo 4 anni di cure, in media il 75% dei pazienti anoressici non presenta più nessun sintomo maggiore della malattia. Più l’intervento terapeutico è precoce , più i risultati sono positivi. Ecco perché quando si è di fronte a un’adolescente che dimagrisce e non ha più le mestruazioni, non bisogna esitare a consultare immediatamente un medico specializzato nei disturbi del comportamento alimentare.

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