Mai più modelle pelle e ossa in passerella. Almeno in Usa. New York è ancora una volta al lavoro perché le protagoniste della Fashion week di febbraio siano ragazze in carne, ritratti della salute in grado di dare il buon esempio alle teenager attente alla moda. E’ la missione del Council of Fashion Designers of America (Cfda). A presiederlo Diane von Furstenberg che ha indossato i panni della ‘paladina’ anti-anoressia e ha lanciato a pochi giorni dall’avvio delle sfilate una sorta di manifesto, con rinnovate linee guida per la salute delle modelle.

MODELLE COME SCHELETRI? NO GRAZIE!
Anche negli States infatti i digiuni forzati delle mannequin, e quella che viene definita la malattia ‘professionale’ del rifiuto del cibo, sono temi all’ordine del giorno, in vista dell’imminente kermesse nella Grande Mela.

E IN ITALIA?
In Italia i riflettori saranno invece puntati sulla Capitale dove dal 28 al 31 gennaio sono in programma le sfilate di Altaroma. Il Belpaese negli anni non è sfuggito alle polemiche sulle silhouette troppo snelle che animano le passerelle tricolore. E prima ancora degli Usa, ha sperimentato proprie linee guida. La prima iniziativa di un manifesto anti-anoressia risale al 2006 e porta la firma dell’allora ministro per le Politiche giovanili e le attività sportive, Giovanna Melandri. Sottoscritto dalla Camera nazionale della moda italiana e Altaroma, il documento, attaccato a più riprese negli anni, sulla carta impegna i professionisti del mondo della moda made in Italy a proporre un modello di bellezza “sano, generoso e mediterraneo” e a “tutelare la salute delle modelle”.

VIA LE MODELLE CON DISTURBI ALIMENTARI
Prevista anche la messa al bando delle ragazze magre da morire con “evidenza di un disturbo alimentare conclamato”. La versione a stelle e strisce del ‘codice anti-anoressia’ si pone gli stessi obiettivi e si è guadagnata in questi giorni la ribalta della stampa internazionale. Si parla di corpose linee guida per garantire che sulle passerelle salgano modelle in salute, e per allontanare dall’evento di New York lo spettro dei disturbi alimentari. Negli States in molti ricordano l’emblematica immagine di un mondo ossessionato dal peso, dai digiuni e dalle diete improbabili restituita dal film campione d’incassi ‘Il diavolo veste Prada’. Una dei personaggi, la prima assistente della spietata direttrice di una rivista di moda, Miranda Priestly, stregata dalle figure esili che campeggiano sulle riviste patinate confida di essere alle prese con una ‘nuova dieta’ (“non mangio niente e quando sto per svenire mando giù un cubetto di formaggio”).

L’INDUSTRIA DELLA MODA E L’ANORESSIA
L’industria della moda da sempre fa i conti con queste realtà. A più riprese è finita sotto i riflettori per i casi estremi di ragazze morte di anoressia o per episodi di abuso di sostanze stupefacenti. Gli esperti sottolineano: “Per la maggior parte delle donne è semplicemente impossibile da un punto di vista genetico indossare le taglie imposte da molti stilisti, se mangiano normalmente. Per ammissione delle stesse top model, è difficile entrare in un abito di alta moda anche per le professioniste: lo ammette Adriana Lima in un’intervista shock in cui racconta che per prepararsi a una sfilata lei non mangia cibi solidi nei 9 giorni che precedono l’evento. In occasione della New York fashion week, Von Furstenberg ha dunque deciso di scendere in campo, inviando le linee guida di questa stagione per assicurarsi che le modelle stiano bene da un punto di vista fisico durante le sfilate.

LE NUOVE MISURE ANTI-ANORESSIA
Verranno chieste carte di identità alle ragazze durante i casting per evitare che salgano sulle passerelle minori di 16 anni, e si farà attenzione all’immagine che dovrà essere quella di donne in salute. “Noi abbiamo un impatto sulle esistenze delle donne e sulle nostre passerelle possiamo portare l’esempio di persone con una stili di vita equilibrati”, spiega la stilista. A gennaio del 2007 il Cfda ha avviato la sua prima iniziativa sanitaria per affrontare quella che, nella moda, è ormai diventata una questione globale: la preoccupazione suscitata da ragazze patologicamente magre, casi da evitare. Ruolo da pioniere lo hanno avuto città come Madrid, prima a vietare un indice di massa corporea inferiore a 18 e Milano dove il dibattito si è aperto nello stesso anno: il 2006.