Vi ho già parlato dell’aneto (Anethum graveolens), o “finocchio bastardo“, una pianta erbacea annuale della famiglia delle ombrellifere dal fusto con striature bianche e verde scuro e fiori piccoli e giallastri raccolti in ombrelle da 5-8 cm di diametro. Le curiosità su quest’erba sono davvero tante, a partire dal suo nome – che si deve al suo odore intenso – e per arrivare poi ai suoi impieghi (anche quelli meno noti, come l’acqua di aneto, citata nella Bibbia e usata dai Vichinghi) e alla sua fama di “erba di Dioscoride“.

ANETO: I FONDAMENTALI

L’aneto è una pianta tipicamente europea, molto rara allo stato spontaneo, anche se si può trovare nei prati e nei terreni incolti fino a 600 metri di altezza. Si semina da marzo a luglio, in terreno concimato, ben drenato e in posizione soleggiata.

Se ne utilizzano sia le foglie che i semi: dopo circa un mese e mezzo dalla semina è già possibile utilizzare le foglie fresche, mentre i semi vanno raccolti a completa maturazione (fine agosto-settembre). Le foglie si possono conservare dopo averle essiccate all’ombra, in un posto ventilato, o congelate. La racconta dei semi avviene quando le ombrelle sono ben mature. A quel punto questo dovranno essere essicate, distese su una carta al sole. Quando, scuotendo le ombrelle, i semi si separeranno bene, potranno essere riposti in barattoli ermetici.

LA PIANTA DALL’AROMA PUNGENTE

L’aneto viene spesso confuso con il finocchio, dato che le due piante si somigliano molto, anche se l’odore e il gusto del primo sono senz’altro meno delicati del secondo. Il suo nome classico è Anethum graveolens: il primo termine sta forse ad indicare la provenienza dalla città di Neto, in Sicilia (l’attuale Noto), mentre graveolens significa letteralmente “puzzolente”, a sottolineare l’odore pungente della pianta. Nonostante tutto questo, non bisogna pensare che il profumo dell’aneto sia sgradevole, anzi esso è stato usato fin da epoche remote come aromatizzante e conservante – soprattutto nei sottaceti e nelle salamoie – ma anche in combinazione con altre erbe.

L’ERBA DI DIOSCORIDE

L’aneto ha una gloriosa storia soprattutto come erba medicamentosa, grazie alle sue proprietà antisettiche e digestive: la sua origine va ricercata in Asia, ma già nell’antico Egitto, più di 3000 anni fa, esso veniva usato per facilitare la digestione. Dioscoride, medico greco del I secolo, prescriveva questa erba così di frequente che essa fu a lungo nota anche come “erba di Dioscoride”; nell’antica Grecia, inoltre, si riteneva che stringendo in mano un rametto di aneto si potessero prevenire  gli attacchi di epilessia. I Romani lo masticavano spesso e lo usavano anche per intrecciare  ghirlande con le quali ornavano le sale dei banchetti.

L’ACQUA DI ANETO

Anche presso altre civiltà e culture l’aneto godette sempre di molto favore: noto agli Ebrei, è citato anche nella Bibbia. L’antica medicina cinese lo prescriveva sovente per i bambini, dal momento che la sua azione digestiva è più blanda rispetto a quella di altre erbe. I Vichinghi usavano invece l’aneto come calmante. Dopo che la pianta fu introdotta dai coloni nell’America settentrionale, i guaritori popolari di questo paese iniziarono a produrre con i semi un infuso noto come “acqua di aneto” che ebbe a lungo molto successo nel trattamento di disturbi infantili come coliche, mal di stomaco e tosse.