Il meccanismo all’origine della malattia di Alzheimer è stato osservato in azione per la prima volta. Il risultato, pubblicato su Nature Communications, si deve alla ricerca condotta nell’Istituto Europeo per la Ricerca sul Cervello (Ebri) fondato dal Nobel Rita Levi Montalcini.

La ricerca ha individuato in una cellula di criceto il sito in cui si formano le molecole tossiche che scatenano l’Alzheimer.

Le molecole composte da pochi frammenti di Dna (oligomeri),  formano la proteina beta-amiloide, responsabile delle placche tipiche della malattia. Prima di questo studio non si conosceva molto sulla catena di eventi che nelle cellule portano alla formazione della proteina beta-amiloide (come riconoscere l’Alzheimer).

Il risultato permetterebbe, secondo il coordinatore della ricerca Cattaneo, di individuare un target nel trattamento dell’Alzheimer e consentirebbe di prospettare una strategia sperimentale dal forte potenziale terapeutico. L’obiettivo è bloccare il meccanismo sul nascere, colpendo i “mattoni” che formano la proteina beta-amiloide prima che vengano portati fuori dalle cellule.

Lo strumento potrebbero essere sonde molecolari che, come “proiettili magici”, colpiscano solo le molecole tossiche. Proiettili di questo tipo sono stati già messi a punto nel laboratorio di Cattaneo e sono anticorpi attivi all’interno delle cellule. Come indicano i primi test sulle cellule, gli anticorpi possono diventare armi anti-Alzheimer (un test può predire l’Alzheimer).