Perché gli Europei sono più allergici a certi tipi di cibi e gli Asiatici no? Perché certi cibi sono più a rischio in certi luoghi del mondo e in altri non causano nessun problema? La domanda potrebbe avere una valenza antropologica, ma la risposta a queste domande ce la fornisce invece l’allergologo, Attilio Speciani, nel suo “Le allergie – Cause, diagnosi e terapie” (Ed. Tecniche Nuove).

POPOLAZIONI E ALIMENTI

Il “peso specifico” di un qualsiasi cibo nell’alimentazione media – spiega Speciani – dipende in grande misura dalle abitudini della popolazione di riferimento. Infatti la genesi delle ipersensibilità alimentari è connessa con la ripetizione dello stimolo, e siamo certi, per fare un esempio, che nella popolazione europea media abbia sicuramente più rilievo l’utilizzazione del frumento e dei cereali a esso correlati rispetto all’uso della “noce moscata” o del “mandarino”.

Come spesso si usa semplificare – prosegue l’allergologo -, mentre gli Europei sono soprattutto intolleranti a Latte, Frumento e Lievito, i Giapponesi sono spesso intolleranti a Riso e Soia. L’allergia alimentare ritardata è quindi spesso riferita ai cibi maggiormente utilizzati nella propria alimentazione“.

Questa posizione non è molto lontana dalla teoria degli eccessi espressa da Mikio Kushi per la medicina macrobiotica, tanto che proprio questa indica nel primo stadio di sfogo degli accumuli l’insorgenza delle malattie della pelle.

COME RICONOSCERE LE ALLERGIE ALIMENTARI

Il dott. Speciani indica che i test più diffusi per le intolleranze alimentari – come il DRIA o l’ALCAT – servono a individuare specificamente gli alimenti che creano disagio, ma l’interpretazione dei risultati sarà comunque orientata all’identificazione del grande gruppo di riferimento alimentare e non alla singola sostanza.

I GRANDI GRUPPI ALIMENTARI DI RIFERIMENTO PER LA POPOLAZIONE EUROPEA

  1. Frumento e cereali correlati (orzo, malto, farro, kamut, ecc.)
  2. Latte, prodotti lattiero-caseari e di derivazione bovina (formaggi, yoghurt, ecc.)
  3. Prodotti fermentati e ad alto contenuto di sale (correlati a lievito, sale, fermentazione, presenza di miceti o lieviti, del pane, al tè, al vino, all’aceto, ma anche al pane azimo e ai prodotti da forno senza lievito aggiunto
  4. Nichel, grassi vegetali idrogenati e prodotti a questi correlati (dal cacao al pomodoro al kiwi, ai prodotti industriali in sacchetto o ai grassi comunque cotti)
  5. Salicilati naturali (spesso responsabili di orticarie, poliposi, riniti, eczemi) naturalmente presenti in moltissimi tipi di frutta e verdura, oltre che in vari farmaci.

Un esempio pratico? Lo vedremo prossimamente, sempre con l’aiuto del dott. Attilio Speciani.