Quando si tratta di dover confermare un’allergia o di completare una diagnosi, gli esami allergologici convenzionali prevedono anche l’ausilio di prove cliniche aggiuntive, come le prove funzionali respiratorie. Queste si effettuano perché uno dei sintomi più comuni delle allergie è l’asma, che affligge i bronchi e la capacità polmonare: determinando alcune prove specifiche è più facile capire in quale misura l’allergene ha agito.

LA SPIROMETRIA

La spirometria consente di studiare i volumi dei polmoni nel loro complesso, fornendo dati specifici che riguardano la velocità di espirazione (che risulta alterata nei soggetti asmatici). La spirometria permette la valutazione di diversi parametri e viene effettuata generalmente da uno pneumologo. Ai fini della determinazione di un’allergia il dato più significativo è il FEV1 o VEMS (volume espiratorio massimo in 1 secondo), che indica il livello di ostruzione dei bronchioli e quindi determina la gravità dell’asma. Un valore inferiore del 20% rispetto alla norma segnala una situazione alterata tipica dell’asma.

ALTRI TEST DI STUDIO DEI POLMONI

Lo studio del polmone ai fini dell’allergia può però andare oltre: si può, ad esempio, stabilire se il polmone è affetto da iperattività bronchiale tramite un Test alla Nebbia o un Test alla Metacolina, oppure ancora con un Test da Sforzo. Con tutti questi test, in caso di iperreattività bronchiale i valori di FEV1 risultano alterati. Di fatto, consentono di stabilire se una persona non asmatica ha una condizione di base che può portarla a sviluppare questa malattia (in caso ad esempio di allergia).

ESAMI CLINICI E BIOUMORALI

Quando parliamo di ipersensibilità è anche utile effettuare degli esami del sangue per orientare la diagnosi verso una forma di allergia o meno. Non si valuta in questo caso un singolo valore, ma il quadro che ne emerge nel suo complesso. Tra i segnali da considerare “sospetti” vi sono:

  • Globuli bianchi che tendono ai valori massimi
  • Eccessiva presenza di eosinofili (globuli bianchi sotto forma di leucociti)
  • Livelli di complemento C3 e C4 ai livelli minimi
  • Livello aumentato di gammaglobuline.

A questo punto, possiamo cominciare a farci un’idea di che cosa ci aspetta in ospedale e perché. Vedremo prossimamente cos’altro è bene sapere…