Nessun mammifero consuma il latte dopo lo svezzamento e forse non è un caso. Crescendo, il latte non viene più digerito: in alcune etnie, come quelle originarie dell’Africa, fino al 100% delle persone è incapace di digerire il lattosio. Viceversa, in Finlandia e tra le popolazioni ugrofinniche la tolleranza è del 90%. Tra chi è allergico al latte spiccano i bambini. Secondo gli ultimi studi internazionali, la percentuale oscilla tra l’1,9 ed il 2,5%.

In Italia questa percentuale è più bassa rispetto al dato internazionale ed è pari allo 0,8%. L’allergia a questo alimento guarisce, ma affinché possa risolversi – sottolineano gli esperti – è necessario trattarla nel modo giusto. E trattarla bene significa far soffrire meno i bambini per due motivi: chi segue una dieta senza latte può andare incontro a gravi carenze nutrizionalichi guarisce più rapidamente avrà meno possibilità di sviluppare asma.

Le tappe per gestire l’allergia al latte sono tre: sospettarla, diagnosticarla, proporre una dieta adeguata. Ma non dovunque questo avviene nello stesso modo: negli Stati Uniti d’America, ad esempio, ci sono bambini che vengono curati per anni per allergia al latte senza avere seguito un appropriato iter diagnostico. In Italia sono pochi i centri che seguono un iter completo ed i test non sempre vengono eseguiti alla stessa maniera.

Per chi vorrà approfondire l’argomento è prevista domani, 29 ottobre 2013, una interessante conferenza all’Auditorium del Bambino Gesù sede di San Paolo Fuori Le Mura (Viale Ferdinando Baldelli, 38 – Roma). A partire dalle ore 9:00, insieme a esperti e ricercatori italiani nel corso del convegno “L’allergia alle proteine del latte vaccino”.