Gli esperti avvisano: tra circa una trentina di anni le infezioni resistenti ai farmaci potrebbero avere un tasso di mortalità superiore a quello che ha oggi il cancro. E’ quanto potrebbe accadere entro 2050 quando, superbatteri resistenti ai farmaci antibiotici, potrebbero divenire responsabili di oltre 10 milioni di vittime nel mondo. Un quadro inquietante, specialmente se si considera che già oggi quasi 700.000 persone l’anno muoiono a causa della resistenza dei batteri ai farmaci. Uno scenario che potrebbe mutare, avvisano gli esperti, ma è indispensabile agire il prima possibile. Bisogna cominciare immediatamente a sperimentare nuove terapie e intervenire sull’impiego attuale di medicinali, in maniera da ridurre il più possibile rischio di resistenza.

A lanciare l’allarme, l’economista inglese Jim O’Neill, incaricato, nel luglio scorso, di redigere un rapporto sul fenomeno in crescita dell’antibiotico-resistenza. A fare più paura sarebbero le forme resistenti di Escherichia coli, malaria e tubercolosi, ma lo scenario peggiore interesserebbe i paesi emergenti e in via di sviluppo come Brasile, Russia, India, Cina, Messico, Indonesia, Nigeria e Turchia.

Oggi “interventi per l’impianto di protesi articolari, parti con taglio cesareo, chemioterapia e chirurgia dei trapianti sono alcune delle procedure per cui è fondamentale disporre di farmaci antibatterici in grado di prevenire possibili infezioni. – Spiegano ancora gli esperti – Senza antibiotici validi, queste prestazioni diventerebbero molto più rischiose se non impossibili”.

Ma quello dei superbatteri non è un problema puramente legato alla salute: “Mettendo in evidenza gli enormi costi finanziari e umani che porterà la resistenza ai farmaci , questa ricerca sottolinea che si tratta anche di un problema di tipo sociale ed economico” spiega Jeremy Farrar, direttore della Fondazione Scientifica Wellcome Trust. Per far fronte ad una simile evenienza, ha sottolineato infatti O’Neill nella sua ricerca, i costi salirebbero fino a raggiungere cifre come 100 mila miliardi, che, per chiarire il concetto, sono come 35 anni di prodotto interno lordo britannico, ha specificato l’economista. La riduzione della popolazione e l’impatto sulla salute ridurrebbe inoltre la produzione mondiale tra il 2 e il 3,5 per cento.