Una crisi alimentare è alle porte se i governi dei paesi industrializzati non prenderanno decisioni concertate per fare fronte ad una delle più terribili annate per l’agricoltura mondiale.

La grande siccità di quest’anno ha fatto sensibilmente diminuire la quantità di cereali prodotta a livello mondiale, causando un’impennata dei prezzi di questo alimento indispensabile alla sopravvivenza dell’intera comunità umana.

Non si tratta solo, quindi, di un problema che potrebbe andare a peggiore la situazione di quelle popolazioni che sono già afflitte dal problema della fame, ma di un evento che potrebbe arrivare a toccare anche gli strati più bassi di paesi come l’America.

A dirlo è Jose Graziano de Silva, direttore generale della FAO, che, in una lettera al Financial Times chiede che l’America riduca la quantità di cereali destinata alla biocombustione (il 40% del totale secondo la legge americana) per dirottarli alla produzione alimentare, in modo da calmare i prezzi di mercato di questi prodotti.

Per il direttore generale della Fao si tratta di una vera emergenza che deve essere presa seriamente in considerazione per evitare

l’avvio di una crisi alimentare di proporzioni mondiali. E’ di vitale importanza che la risposta politica mondiale sia unisona, importatori o esportatori, non importa. L’importante è non destabilizzare ulteriormente una situazione già molto precaria.