Gli Stati Uniti è da sempre noto per essere un paese con un’alimentazione proprio corretta e bilanciata, ma adesso fa discutere per un’ulteriore novità perché si prepara per arrivare sulle tavole degli americani il primo salmone geneticamente modificato.

Lo stesso è stato messo a punto dalla società AquaBounty Technologies di Boston e il via libera è arrivato dopo qualche anno in cui è stato sommerso da non poche polemiche: secondo quanto riferito dalla Food and drug administration (Fda), ovvero l’Agenzia federale statunitense che si occupa di regolamentare farmaci e alimentazione, in base ai test scientifici il salmone AquAdvantage – questo il suo nome – soddisferebbe i requisiti normativi.

Il primo animale “transgenico” a finire sulle tavole degli americani è una sorta di salmone Atlantico al quale sarebbe stato iniettato un gene del salmone Chinook del Pacifico: questo ha permesso allo stesso di crescere più velocemente e raggiungere le dimensioni di un pesce adulto dai 16 ai 8 mesi, in confronto ai soliti due anni e mezzo.

Secondo l’ente statunitense, il salmone Biotech sarebbe nutriente come quello “naturale” in quanto non vi sarebbe alcuna differenza biologica definita “significativa” – come qualità e valori nutrizionali – rispetto ad altri salmoni autentici: il pesce OGM tuttavia può essere allevato in vasche da terra chiuse situate in Canada e Panama, non negli Stati Uniti.

Nelle nuove e attese linee guida dell’FDA lo stesso ente statunitense ha infatti ribadito la sua posizione – la stessa dal 1992 – per cui “non c’è alcuna evidenza scientifica che i prodotti geneticamente modificati differiscano dagli altri, specie dal punto di vista della sicurezza alimentare“. Per questo motivo per i prodotti alimentari venduti negli Stati Uniti non è necessario far sapere al cliente se gli stessi contengono o meno degli ingredienti geneticamente modificati. Nonostante ciò alcune aziende inseriscono comunque – in maniera volontaria – la dicitura “non OGM” sui loro prodotti.

Non sono state poche le opposizioni da parte delle associazioni di consumatori – le quali erano contro la commercializzazione della specie OGM e che sostenevano come il consumo della stessa poteva essere pericolosa per la salute umana -, ma la FDA ha preso la sua decisione e fa sapere che non vede di buon occhio la stessa dicitura, che a quanto pare sconsiglia a favore di prodotto “non messo a punto con tecniche di bioingegneria”. Questo perché, come spiegato dalla stessa, “la maggior parte dei cibi non contengono organismi interi”.

Un’etichetta che, secondo molte associazioni dei consumatori, potrebbe non risultare comprensibile per molti probabili clienti: “La Fda considera il termine ‘modificato geneticamente’ molto più ampio di quello che comprende altri termini di alterazione del genoma di un organismo” ha spiegato l’agenzia in un comunicato “inclusi l’allevamento selezionato e i metodi di produzione basati su test di laboratorio in vitro”.