L’ultima Conferenza Internazionale sull’AIDS che si è svolta a Durban (in Sudafrica) ha messo in mostra una realtà poco lodevole: i prezzi dei nuovi trattamenti contro la malattia sono assolutamente proibitivi, pur trattandosi di farmaci salvavita mentre il costo dei vecchia farmaci – che in qualche modo sono superati – continua a calare. Si tratta di situazione poco lodevole perché i pazienti che non rispondono come dovrebbero alle vecchie terapie avrebbero bisogno di provare quelle più recenti messe a disposizione ma tali terapie spesso hanno costi fuori portata.

Il disequilibrio di prezzi, a detta di quanto è stato dichiarato nel corso della Conferenza Internazionale sull’AIDS, sarebbe dovuto ai monopoli delle corporazioni farmaceutiche, che impedirebbero la competizione tra i farmaci generici e provocherebbero così l’impennata dei prezzi per i nuovi trattamenti.

Secondo i dati resi noti dalla Conferenza Internazionale sull’AIDS, il prezzo più basso per acquistare una combinazione di tre farmaci contenuti all’interno di una sola compressa sarebbe di circa cento dollari all’anno. Per un farmaco di seconda linea il prezzo più basso è di 236 dollari l’anno per ogni paziente.  Entrambi i prezzi sono calati rispetto a quelli del 2014. Sul prezzo dei trattamenti contro l’AIDS potrebbero però incidere anche i mutamenti alla legge indiana sui brevetti, che fino a oggi ha consentito una certa elasticità nella concorrenza delle case farmaceutiche ma che a breve potrebbe provocare una reazione del tutto contraria a quanto accaduto fino a questo momento, provocando una crisi nell’accesso dei medicinali per il trattamento dell’AIDS.