In occasione della Giornata mondiale contro l’AIDS sono emersi una serie di dati sconvolgenti, specie per quanto riguarda l’Italia: ogni anno nel Bel Paese vengono contate fino a quattromila nuove infezioni, al quale si aggiungono un numero di circa 20 mila individui che convivono con il virus e non sanno di essere affetti e circa 100 mila sieropositivi in cura. Secondo i dati sanciti dall’Unaids, il programma delle Nazioni Unite per l’Aids, è proprio l’Italia a detenere il primato negativo in Europa occidentale con circa 140mila sieropositivi e più di mille decessi l’anno.

Nonostante vengano organizzate iniziative ad hoc, la malattia continua a uccidere migliaia di persone ogni anno: secondo quanto stimato sempre dall’Unaids sono più di 78 milioni le persone che, fino al 2013, sono state contagiate dal virus per non contare i 39 milioni di morti perché collegato con altre infezioni. Come se non bastasse sono più di 35 milioni le persone che, in tutto il mondo, sono affette da Hiv, molte volte a loro insaputa: tre milioni di queste risultano essere bambini e più della metà donne. La malattia sembrerebbe impossibile da risolvere se non ricorrendo ad interventi mirati, sulle “popolazioni chiave” che possono essere omosessuali – in quanto sono la maggior parte dei nuovi pazienti – ma anche tossicodipendenti e “lavoratori del sesso”.

Per questo motivo Unaids ha fissato una data del tutto ambiziosa: entro il 2030 il virus dovrebbe essere tenuto sotto controllo e debellato. Secondo quanto dichiarato in occasione della XX conferenza internazionale sull’Aids tenutasi a Melbourne, il primo step è stato fissato per il 2020: qui è stato il “90x90x90”, obiettivo per cui verranno effettuate le diagnosi del 90% delle infezioni da Hiv, con un accesso alle terapie per il 90% degli individui affetti dal virus e azzerando sempre del 90% la carica virale dei casi di sieropositività. Tuttavia, questo non sarà possibile se non si dispone di un fondo: secondo quanto dichiarato dalla portavoce dell’Osservatorio Aids, Stefania Burbo, ”Mancano all’appello del Fondo Globale per la Lotta all’Aids, Tbc e malaria, il principale finanziatore nel campo della salute globale, 2,5 miliardi di dollari per contrastare efficacemente le tre pandemie. La Tassa sulle Transazioni Finanziarie potrebbe contribuire a ridurre questo gap finanziario”.

Ad oggi non tutti possono permettersi di curarsi dal virus, specie nei paesi poco sviluppati: solo il 37% delle milioni di persone affette dal virus può sottoporsi alla terapia antiretrovirale. Secondo quanto dichiarato dal Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, contrastare l’AIDS “rappresenta una sfida globale, davanti alla quale non ci si può tirare indietro” sottolineando come l’Hiv continui ad essere un grave problema per la salute pubblica non solo italiana ma anche europea. Nonostante i grandi passi fatti dagli anni ottanta fino ad oggi la stessa ricorda come sia “necessario intensificare il lavoro di informazione e prevenzione e sensibilizzare a un comportamento sessuale responsabile, all’utilizzo del preservativo e al test anti-Hiv”. Anche secondo il direttore dell’epidemiologia dell’Istituto Lazzaro Spallanzani, Enrico Girardi, servirebbe un maggiore accesso ai test rapidi, “anche al di fuori delle strutture sanitarie, in luoghi di incontro o con laboratori mobili. Bisogna garantire che siano gratuiti e anche i medici di base devono cambiare atteggiamento. Prescrivere il test deve essere normale, come si fa ad esempio per l’epatite”.

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