Se i nuovi casi di Hiv risultano essere stabili, nel 2014 ben il 71,5% non sapeva di essere positivo – mentre nel 2006 era solo il 20% dei pazienti), quindi ben sette italiani su dieci non sanno di esserlo fino alla diagnosi di Aids confermata: questo è quanto emerso dai dati annuali forniti dal Centro Operativo Aids (COA) dell’Istituto Superiore di Sanità il quale ha pubblicato un fascicolo del Notiziario dell’ISS dedicato all’aggiornamento dei due “flussi di sorveglianza”.

Gli stessi dati hanno dimostrato come nell’anno precedente più di tremila persone (3695) abbiano scoperto di essere positivi al virus dell’Hiv – ovvero 6,1 nuovi casi ogni 100 mila residenti -, un’incidenza che tuttavia non mostrerebbe grandi variazioni rispetto al triennio precedente e che va a collocare l’Italia al 12° posto nell’Unione Europea.

Ad essere tra i più colpiti restano sempre gli uomini, i quali nell’anno precedente rappresentavano il 79,6% dei casi, mentre dall’altro canto la percentuale nelle donne continua a diminuire: la rispettiva età media sarebbe di 39 nove anni per gli uomini e 36 per le donne, mentre la fascia di età maggiormente colpita sarebbe quella tra i 25 e 29 anni – con 15,6 casi ogni 100 mila residenti. Il nuovo documento è stato in grado di valutare anche quale Regione del Bel Paese avesse l’incidenza maggiore, mostrando tra i primi posti Lazio, Lombardia ed Eimilia-Romagna.

Tra le cause che vedono l’infezione da virus HIV vi sono i rapporti sessuali senza preservativo, che costituiscono l’84,1% delle segnalazioni: tra questi risultano per il 40,9% rapporti omosessuali, 26,3% eterosessuali maschi e 16,9% eterosessuali femmine.

Il 27,1% delle persone diagnosticate positive al virus sarebbe di nazionalità straniera con un incidenza pari a 19,2 casi ogni 100 mila stranieri residenti (contro i 4,7 casi ogni 100 mila residenti italiani): questi risultano essere più elevate nella Regione Lazio, Campania, Sicilia e Molise e tra i sessi la quota maggiore è composta da femmine eterosessuali per il 36% e eterosessuali maschi per il 27%.

AIDS: i dati fino ad oggi

Dall’inizio dell’epidemia – quindi 1982 – ad oggi sarebbero stati segnalati più di 67 mila casi di AIDS e tra questi 43 mila sarebbero deceduti: nel 2014, tuttavia, sono stati diagnosticati altri 858 nuovi casi di AIDS quindi pari a un’incidenza di 1,4 nuovi casi per 100 mila residenti, dimostrando di essere rimasta tutt’al più stabile nell’ultimo triennio.

I dati hanno dimostrato che però non tutti coloro diagnosticati con il virus hanno eseguito una terapia antiretrovirale prima della diagnosi di AIDS: questo – che vede tuttavia una percentuale bassa – sarebbe legato al fatto che una parte di persone positive all’HIV non sarebbe a conoscenza della sua sieropositività.

Tra il 2006 e 2014 è aumentata anche la percentuale di persone che, ignorando la propria sieropositività, hanno contratto l’Aids, passando dal 20,5% al 71,5%: tuttavia da uno studio condotto da 12 Centri Clinici di Malattie Infettive – scelti a campione perché tra i più rappresentativi della realtà italiana – sarebbe risultato che oltre il 90,9% delle persone sieropositive in Italia è in cura presso centri clinici specializzati e, di questi, il 92,6% è in terapia antiretrovirale la quale ha permesso all’85,4% degli stessi di sopprimere il virus.